10 lug. – E’ previsto per le 17 di oggi il nuovo incontro tra i sindacati di categoria e la dirigenza della Coop Ceramica di Imola, storico marchio che, a causa della crisi del settore, ha annunciato 700 esuberi. In contemporanea i lavoratori saranno in presidio all’esterno dell’azienda.
Il prossimo 10 agosto finirà la cassa integrazione straordinaria per oltre 1500 dipendenti e il rischio che 700 di loro vengano licenziati è reale. Per questo, già il 16 luglio prossimo è stato fissato un tavolo in Regione per discutere della possibilità di attingere, fino a fine anno, alla cassa integrazione in deroga. Prima del 16, però, è necessario che si arrivi ad un accordo tra sindacati e azienda. La Filctem Cgil chiede all’azienda di presentare un piano industriale solido, in cui siano chiari investimenti e linee di sviluppo. Soprattutto, il sindacato chiede come intenda l’azienda, che in questi anni ha investito molto in nuovi impianti produttivi, rilanciare la commercializzazione dei prodotti all’estero.
Per scongiurare gli esuberi, 500 dei quali l’azienda giudica “strutturali”, il che significa che non potrebbero essere riassorbiti nemmeno in caso di aumento degli ordinativi, la Filctem è pronta a proporre una riduzione di orario di lavoro. “Lavorare meno per lavorare tutti” dice Katia Regelli della Cgil, che però chiede all’azienda di valutare di quanto sia possibile ridurre il carico di lavoro, e conseguentemente lo stipendio, senza pesare troppo sul potere di acquisto dei salari. Inoltre, il sindacato, chiede al Governo di mobilitarsi: nel caso si arrivasse ad un accordo con l’azienda per ridurre orario e stipendi, questa contrazione non dovrebbe poi incidere sui calcoli previdenziali, dice la Filctem. Per questo il sindacato propone di destinare al mantenimento dei livelli pensionistici i soldi che potenzialmente sarebbero impiegati negli ammortizzatori sociali.
La crisi della Cooperativa Ceramica di Imola è iniziata nel 2008. Al tempo erano più di 2000 i lavoratori impiegati nei diversi stabilimenti del gruppo. In Emilia Romagna vengono prodotte il 90% delle piastrelle italiane e degli oltre 20mila addetti del settore in regione, oltre 7mila al momento usufruiscono di ammortizzatori sociali. Secondo la Filctem circa 4mila di loro non potranno più rientrare in fabbrica a causa della crisi strutturale del settore.

