Bologna, 27 ago. – Lavora a pieno ritmo la Direzione investigativa antimafia dell’Emilia Romagna. Prima di Ferragosto, riferisce in una nota la Cgil regionale, la Dia ha depositato la sua relazione 2013, dalla quale risulta che il fronte emiliano-romagnolo della lotta alla criminalità organizzata è sempre più caldo: società di comodo, riciclaggio di denaro sporco, traffici illeciti e usura. Tanto che il sindacato inizia a preoccuparsi per il poco personale in servizio alla Dia dell’Emilia-Romagna.
Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza della Cgil regionale, parla infatti di “pesante carenza di risorse e personale addetto. L’intera sezione operativa della Dia emiliana supera di poco la ventina di unita”, nonostante l”acutizzazione dei bisogni investigativi post-terremoto” e legati al resto delle attivita” illecite delle organizzazioni criminali.
“Analisi, tabelle e dati- spiega Zavatti- confermano il consolidarsi degli affari di camorra, ”ndrangheta e Cosa Nostra nei territori della regione, intrecciando efficaci patti di convivenza e ripartizione dei traffici”. Nella nuova relazione, la Dia lancia l’allarme ad esempio sulle infiltrazioni mafiose nelle attività svolte “nel settore degli appalti pubblici al nord, principalmente in area Expo e dintorni- riferisce l’esponente Cgil- ma anche negli interventi di ricostruzione post-sisma in Emilia, con accessi della Dia nei cantieri, in particolare a San Felice, e verifiche sulle imprese e mezzi, in stretto rapporto col Gruppo interforze e le Prefetture del cratere”, impegnate nella definizione delle white list per le imprese pulite.
Più in generale, da Piacenza a Rimini sono “sempre più strutturate” le attività criminali che vanno “dal riciclo di denaro a investimenti in attività imprenditoriali, dal controllo dei principali traffici illeciti e di contraffazioni ai finanziamenti usurai”. In particolare, riporta Zavatti le parole della Dia, “in Emilia-Romagna si conferma l”attenzione dei clan sul ricco e produttivo tessuto economico”. Nella sua relazione sul 2013, la Dia scrive che in Emilia-Romagna “numerose indagini hanno accertato il sempre maggior coinvolgimento di professionisti compiacenti nell’attuazione delle strategie economiche dei sodalizi e la diffusa tendenza a creare schermi societari per dissimulare la reale titolarità delle aziende. Una particolare e risalente concentrazione di soggetti legati ai clan campani si rileva nelle province di Modena e Bologna”.
Per quanto riguarda il riciclaggio, spiega ancora Zavatti, “la nostra regione si mantiene al quarto posto per numero di segnalazioni raccolte dall’apposito settore informativo della Banca d”Italia. Da questo insieme, circa il 20% sono state assunte e analizzate dalla Dia”, perché ritenute “maggiormente sospette”. L”Emilia-Romagna è fra le prime regioni in Italia anche per reati contestati legati al riciclaggio e soggetti denunciati (il 25% sono stranieri), ed è la seconda a nord del Lazio per soggetti implicati “nell’impiego di denaro e beni di provenienza illecita”.
Infine, la Dia spiega che rispetto al fenomeno usuraio, racket ed estorsioni “in Italia centro-meridionale e nella regione Emilia-Romagna, pur permanendo un numero cospicuo di episodi, si segnala una leggera flessione del fenomeno”. Insomma, secondo la Cgil indagini e controlli contro le mafie “richiedono crescenti risorse specializzate anche in Emilia-Romagna perché questo fronte condiziona e inquina sempre più imprese, settori produttivi e professionali e modalità di lavoro sempre più degeneri”. Una situazione che, tra l”altro, vede espandersi “i già pesanti fenomeni legati ai cosiddetti reati spia- afferma Zavatti- fatti di minacce, incendi intimidatori, corruzione e tipologie di lavoro sempre piu” irregolare, destrutturato e oggetto di ricatto”.

