31 mar. – Contro il Cie e contro la guerra: queste sono le parole d’ordine del coordinamento bolognese che ha deciso di aderire all’appello nazionale contro l’intervento italiano in Libia. Nessun pullman però si muoverà sabato 2 aprile verso Roma perché gli attivisti dei gruppi, dei partiti e delle associazioni aderenti al “coordinamento 2 aprile”, dalla data della mobilitazione, hanno deciso di lanciare due appuntamenti in città.
Il primo sarà davanti alle 13 al Centro di identificazione ed espulsione di via Mattei dove alcuni consiglieri consiglieri regionali di Sel, Fed e Verdi entreranno per verificare le condizioni degli immigrati detenuti, dopo che il 1 marzo alcuni attivisti del Tpo avevano cercato di fare irruzione all’interno del centro.
La seconda tappa sarà in piazza Nettuno dove ci sarà un camion con un palco aperto agli interventi, da cui le varie realtà spiegheranno le ragioni della manifestazione.
In piazza sabato 2 aprile ci saranno Antagonismo Gay, Associazione Ya Basta, Associazione per il rinnovamento della sinistra, AteneinRivolta, Circolo Metropolitano Panenka, Cobas, Cs Tpo, Donne in Nero, La fabbrica di Nichi, Legambiente, SaDiR-UniCommon, Federazione della Sinistra, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia e Libertà e Giovani Comunisti.
“Le guerre umanitarie ormai le conosciamo e l’inganno va denunciato” ha detto Patricia Tough delle Donne in Nero, che ha voluto ricordare anche la guerra in Afghanistan dove, “secondo i racconti delle donne afghane che arrivano in Italia, non è stato raggiunto nessun obiettivo umanitario”. Secondo Neva del Tpo “La solidarietà alle popolazioni in rivolte contro le dittutatura comincia da Lampedusa e arriva a Bologna per chiedere protezione umanitaria ed europea per tutti coloro che arrivano da Maghreb”.

