31 lug. – 5.000 posti di lavoro a rischio entro fine anno, ma la salvezza potrebbe arrivare dai contratti di solidarietà. Dopo l’annuncio delle occupazioni delle fabbriche a settembre, la Fiom di Bologna ammorbidisce i toni e propone i contratti di solidarietà come strumento per evitare la cassa integrazione. «E’ uno strumento praticabile, ma poco usato per ragioni politiche», spiega il segretario Bruno Papignani illustrando i vantaggi di una soluzione che considera conveniente non solo per i lavoratori ma anche per le aziende.
Il sindacato porta a esempio il caso della Verlicchi di Casalecchio, ultima in ordine di tempo tra le aziende del metalmeccanico bolognese ad adottare il contratto di solidarietà. L’azienda produttrice di telai per moto (per Ducati, Morini, Honda) ha 210 dipendenti; per 192 di loro è stato fatto un contratto di solidarietà di 12 mesi, che prevede una riduzione dell’orario di lavoro del 38% (quasi due giorni in settimana) e un salario decurtato di circa 110 euro al mese. Il contratto non tocca Tfr, tredicesima, ferie, premi. «Una soluzione che ha permesso di evitare 70 esuberi», spiega Nicola Patelli della Fiom, «e che è vantaggiosa anche per le aziende: l’Inps paga il 70% degli stipendi, e l’impresa ha il 35% di sgravi sui contributi».
«I contratti di solidarietà richiedono alle aziende di pianificare la produzione a medio-lungo termine, e per questo servono imprenditori, non padroni», chiarisce Papignani rivolgendo un appello a Unindustria, che in tutti gli accordi firmati finora è stata latitante.

