1 apr. – Palazzo d’Accursio sbarrato al gruppo di clochard che protesta contro la chiusura dei dormitori. Una ventina di loro, con valige e borse, sono in piazza dalla mattina, per avere garanzie sul dormitorio di Via Capo di Lucca. Sono stati chiusi l’accesso all’anticamera del sindaco e il cancello all’imbocco dello scalone dei cavalli. Tutto per tenere fuori i senza fissa dimora dal Comune, guardati a vista anche da vigili urbani e alcuni poliziotti.
Verso mezzogiorno una delegazione è stata ricevuta da Raffaele Ricciardi, mentre nel pomeriggio il subcommissario ha incontrato la consulta contro l’esclusione sociale. La posizione del Comune emersa dagli incontri è irremovibile: 30mila euro sono stati finanziati per riaprire parzialmente il dormitorio di via Capo di Lucca fino al 30 giugno rimandare la decisione definitiva alla nuova giunta comunale. I posti, però, non coprono le richieste complessive e la priorità sarà data a residenti e alle situazioni sanitarie più gravi.
Il presidio davanti al Comune proseguirà anche durante la notte, ha fatto sapere Paolo Klun, il presidente della Consulta comunale per la lotta all’ esclusione sociale che invita i cittadini a sostenere la protesta portando coperte e sacchi a pelo.
La protesta si era già svolta ieri. La fine della fase “emergenza freddo” comporta la chiusura delle strutture di via Lazzaretto e Via Beltrame, 150 posti letto in meno in tutto, mentre quella di Via Capo di Lucca chiuderà una settimana e poi riaprirà, ma con meno posti letto, 40 invece di 70. Da quel momento si tornerà al regolamento imposto dalla giunta Cofferati: niente posti letto per chi non rientra nei percorsi dei servizi sociali e nessuna possibilità per chi non è residente a Bologna.

