15 mar. – La situazione dei costruttori dell’Emilia Romagna è ancora buia. Secondo il rapporto di Ance presentato alla Unioncamere di Bologna il settore edile non sembra rialzarsi al pari di altri: 28mila persone hanno perso il posto di lavoro, le ore di cassa integrazione sono cresciute del 93%, gli investimenti nel 2010 hanno avuto un calo del -5,9% e anche per quest’anno la previsione è in negativo.
Secondo il presidente dell’Ance Gabriele Buia tra le cause della mancata ripresa c’è anche la responsabilità della pubblica amministrazione che paga le commissioni in ritardo: per i costruttori emiliano-romagnoli si parla di un credito di 1,2 miliardi di euro nei confronti degli enti pubblici. A peggiorare la situazione c’è il patto di stabilità, che blocca i capitali anche dove ci sarebbe la possibilità di investire: 324,4 milioni di euro di investimento in meno nel 2011, a cui si aggiunge un’ulteriore riduzione di 401,9 milioni per il 2012. “Le grandi infrastrutture sono utili, ma bisogna spingere sulle opere piccole e medie per dare ossigeno alle imprese di piccola dimensione, che sono il 95%”, chiede Buia. Infine pesa anche la diffidenza delle banche che tendono a concedere meno liquidità anche alle imprese solide.
Una possibile soluzione, secondo i costruttori, sarebbe nei fondi Fas e strutturali, per puntare alla riqualificazione delle aree sottoutilizzata. Un’idea che appoggia anche la presidente di Confindustria Bologna Anna Maria Artoni che chiede un sostegno per le imprese. “Non si può essere lasciati soli” ha detto aggiungendo che “Se un’impresa investe su se stessa deve poterlo fare in un clima favorevole”.

