Riccione, 25 gen. – L’intervento di Stefano Bonaccini al congresso di Sel viene fatto oggetto di contestazione da parte dei militanti vendoliani. Quando sale sul palco l’esponente della segreteria di Matteo Renzi (che ha respinto l’invito di Vendola), ad accoglierlo si leva dalla platea il grido ironico dei delegati più giovani: “Bonaccini chi?“. Lui, coglie l’intento scherzoso e risponde a tono: “Non mi dimetto, non vi preoccupate”, dice. Ma quando entra nel vivo del discorso il brusio di disapprovazione cresce e interrompe a più riprese il suo discorso. Anche quando Bonaccini ricorda i danni e le vittime del maltempo in Emilia-Romagna, qualcuno in platea gli grida: “Buffone”. Ciononostante Bonaccini affronta il tema più delicato, nei rapporti tra Sel e Pd, quello delle riforme e della legge elettorale: “Le regole devono essere scritte assieme”. I delegati lo interrompono. “Vergogna, vergogna. Non è vero. Insieme a chi? A Berlusconi?”. Deve intervenire Nichi Vendola per richiamare i suoi delegati a un comportamento più rispettoso: “Pur nel dissenso che abbiamo in questo momento verso il leader del Pd, dobbiamo ascoltare con rispetto. Non è possibile che voi mi applaudiate quando critico il plebeismo e il primitivismo e poi facciate queste cose”. Bonaccini ringrazia e riprende il discorso. Ma le contestazioni riprendono quando Bonaccini dice: “vogliamo una legge per l’alternanza perché con Berlusconi noi non ci vogliamo governare in futuro”. ” “E’ la democrazia, bellezza”, ha commentato il numero uno del Pd regionale che rivendica “”schiena dritta con umiltà e robusta determinazione”.
