Bologna, 17 mar. – Che cosa è successo al congresso nazionale dell’Arci? Riuniti a Bologna e arrivati da tutta Italia, i 600 delegati dell’associazione hanno scelto di non arrivare al voto, e dunque di non scegliere tra i due contendenti alla presidenza, Filippo Miraglia e Francesca Chiavacci. Durante l’ultima giornata, quella di domenica, la tensione sottotraccia dei giorni precedenti si è trasformata in scontro aperto. Ad esempio, ma non solo, con Filippo Miraglia che ha chiesto il voto segreto sulle regole. Cosa vuol dire? “Il presidente non lo eleggono i delegati – spiega Federico Amico, presidente di Arci Emilia Romagna – Bisogna passare prima dall’elezione di un consiglio direttivo che a sua volta vota per il presidente”. Cambiare le regole avrebbe significato dunque un qualche spostamento – resta da capire di che dimensione – nella composizione del consiglio direttivo, e quindi un possibile spostamento di consensi verso Miraglia, “o almeno questa era la sua idea”, dice una delegata. E questo in un congresso in cui le preferenze erano equamente distribuite tra i delegati, tanto che alla vigilia gli stessi partecipanti ammettevano di non sapere chi sarebbe stato eletto. “Se la giocheranno all’ultimo voto”, spiegava venerdì un delegato del veneto.
Ecco allora uno dei motivi del non voto. “Abbiamo votato di non votare, e così abbiamo scelto di non spaccarci – racconta Amico – Così come la delegazione toscana, anche quella emiliano romagnola era pronta al ritiro in caso di voto sul presidente. Adesso in questi tre mesi ci sarà tempo per trovare una soluzione condivisa”. Miraglia e Chiavacci restano in campo con le loro candidature, ma non è detto che i reggenti che dovranno traghettare l’associazione a giugno non trovino soluzioni differenti. “Non lo sappiamo ancora cosa succederà”.
Amico spiega anche la differenza tra le proposte dei due candidati alla presidenza. “Miraglia vorrebbe introdurre criteri geografici e qualitativi tra i soci”, pesando in qualche modo così le tessere, “Chiavacci invece ha un’idea dell’associazione più orizzontale”. In sintesi Miraglia, tra le altre cose, proponeva di dare più peso alle singole regioni, indipendentemente dal numero di iscritti. Cosa che avrebbe cambiato il volto del consiglio direttivo, visto che Toscana e Emilia Romagna, da sole, rappresentano quasi la metà del popolo Arci. Le elezioni dei consiglieri, con le regole “classiche”, avrebbero assegnato il 20% dei seggi su base regionale (ciascuna regione, anche la più piccola e con meno soci, conta come le altre), e l’80% in base al numero di tessere. Miraglia puntava ad alzare quel 20%.
Congresso Arci. Bologna in minoranza tra i delegati regionali
L’Arci è la più grande associazione italiana di promozione sociale. Può contare su più di un milione di soci e 4867 circoli sparsi in tutta Italia.

