Bologna, 13 giu. – Mai congresso nazionale è arrivato più silenzioso. Dopo la fallimentare quattro giorni di marzo, dove 600 delegati arrivati a Bologna da tutta Italia non sono riusciti a scegliere il presidente che sostituirà l’uscente Paolo Beni, ora la più grande associazione italiana di promozione sociale ci riprova. E lo fa in sordina, senza quasi avvertire il mondo esterno. Lo dimostra la home page del sito di Arci nazionale, che del secondo round congressuale non mostra traccia se in fondo in basso, praticamente fuori dagli schermi. E anche nella sezione “comunicati” non si trova nulla, se non uno scarno testo datato 16 marzo che, tra le altre cose, recita così: “La platea congressuale ha ritenuto opportuno non procedere subito alla elezione dei nuovi organismi dirigenti e del presidente”.
Domani, sabato 13 marzo, i delegati ci riproveranno. Di fronte a loro si confronteranno per la seconda volta i due contendenti: Filippo Miraglia e Francesca Chiavacci. Uno dei due guiderà Arci per i prossimi anni, e non si tratta di un compito semplice, visti i numeri dell’organizzazione: 1.115.000 soci, 17 comitati regionali, 116 comitati provinciali, 4867 circoli diffusi su tutto il territorio nazionale.
Il congresso questa volta non si svolgerà in centro Bologna, come nella prima convocazione di marzo, ma al circolo Arci San Lazzaro, estrema periferia della città. Partenza dei lavori alle 10.30, fine prevista entro le 17. Miraglia o Chiavacci? C’è chi scrive che, nonostante tutto, un accordo già ci sia. Vita.it parla di un patto per arrivare ad un risultato che in qualche modo farebbe contenti tutti: Chiavacci presidente, Miraglia numero due. “C’è un idea che si fa strada verso il traguardo di domani- spiega la testata che si occupa di volontariato e terzo settore – Idea confermata da autorevoli fonti interne all’associazione. Eccola: presidenza a Francesca, vicepresidenza a Filippo che fa un passo indietro ma che stringe un accordo di ferro con la nuova presidente su vari punti fondamentali delle scelte associative”.
Di certo in questi mesi il lavoro di mediazione tra le parti c’è stato. Il comitato di reggenti, composto dal presidente nazionale uscente Paolo Beni e dai presidenti dei comitati regionali, ha avuto tempo per ricucire, e una mediazione concreta sembra a molti a portata di mano.

