Confindustria alla politica: “Meno burocrazia, più ricerca”

Bologna, 13 nov. – Uscire dalla stagnazione. E’ questa la sfida a cui, secondo Confindustria Emilia Romagna, dovranno rispondere i politici candidati alle elezioni regionali del 23 novembre.

L’associazione degli industriali lancia un programma in 11 punti: “Siamo navigando in un vuoto che causerà un vuoto di programmazione e di idee”, avverte il presidente di Confindustria regionale Maurizio Marchesini. “Siamo in una situazione delicata, l’Emilia-Romagna è una delle regioni manifatturiere d”Europa, ma sei anni di crisi l’hanno provata”, aggiunge sottolineando come l’economia regionale non sia riuscita agganciare la ripresa e “sia entrata in una fase di stagnazione di cui si fatica a vedere la via d’uscita”.
Nella piattaforma degli industriali si parla di infrastrutture, semplificazione, partecipate, sostegno alla competitività del territorio, ricerca, giovani, territorio, ambiente ed edilizia. Ma quello che si chiede a viale Aldo Moro è una vera e propria rivoluzione interna, una “rifondazione”, che elimini sprechi, valorizzi le aree vaste e ed eviti ogni spreco.

Il primo muro da abbattere è quello della burocrazia, “uno dei problemi per cui le aziende non investono da noi”, avverte Machesini. Un esempio? Lo sportello unico per le attivita” produttive, “che tanto unico non è”, visto che in regione ce ne sono “348” quando ne basterebbero sette o otto. Stessa cosa per le Conferenza di servizi.  E, sopratutto, nel primo anno di mandato, “bisogna far partire le opere infrastrutturali già finanziate”: dalla Campo Galliano Sassuolo, alla Cispadana, passando dal Passante Nord, progetti per quattro miliardi di euro che potrebbero dare una boccata d”ossigeno all’economia regionale. C’è, poi, la voce partecipate: in regione se ne contano 499, 28 delle quali fanno capo direttamente a viale Aldo Moro per un valore di 254 milioni: “Privatizzare e dismettere significherebbe liberare risorse da reinvestire”.

La Regione, invece, deve investire per ridare competitività al territorio, facendo decollare la legge regionale per il sostegno ai nuovi investimenti e stanziando 100 milioni per rimpolpare i fondi destinati agli investimenti delle imprese. Allo stesso modo si dovrebbe evitare l”attuale frammentazione degli investimenti in ricerca e e sviluppo per realizzare una sorta di Fraunhofer in salsa emiliana. Capitolo dolente della piattaforma confindustriale riguarda i giovani: 35% di disoccupazione fra gli under 29 che sfiora il 40% tra i neolaureati. “Uno scenario inedito per l”Emilia-Romagna”, ammette Marchesini, che nemmeno le misure adottate a livello nazionale e regionale hanno scalfito. Anzi. “Il nuovo apprendistato non decolla, mentre Garanzia giovani e la staffetta generazionale si stanno rivelando un flop”, sentenzia Confindustria. “C’è troppa burocrazia e sono troppo difficili da applicare”, chiosa Marchesini. Che si scaglia anche contro “il feticcio culturale del consumo zero di suolo”, che rischia di bloccare lo sviluppo territoriale.

“Nel passato sono stati fatti gravi errori di programmazione che hanno portato ad un consumo del suolo dissennato, ma non ci piace come è svolto il tema in questo momento”, spiega il presidente degli industriali, che chiede, di fronte alla grave crisi del settore, di semplificare “l’inestricabile ragnatela di procedure, norme, vincoli e autorizzazioni”, che sono di ostacolo anche alla rigenerazione urbana. Marchesini chiede anche il via libera  sull’uso delle risorse energetiche presenti in regione (gas off-shore in Alto Adriatico e estrazioni gas).

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.