1 feb. – “Se vi volete abbracciare e baciare fate pure, sappiate solo che si può ripetere“. Così Maurizio Cevenini, alle 17,30 in punto, ha chiuso il Consiglio comunale di oggi, lasciando intendere che se il ministro Maroni farà il provvedimento per votare a marzo, consiglieri e giunta decadranno. Altrimenti ci sarà ancora tempo per commissioni, giunta e sedute del Consiglio comunale.
Una seduta, quella di oggi, che ha visto il capogruppo del Pd, Sergio Lo Giudice, protagonista di un intervento durissimo contro il governo, “che sta mantenendo una città intera in una situazione di incertezza”. Lo Giudice ha fatto notare che prima occorrevano le dimissioni il 31 gennaio, poi il 29 e infine il 28 gennaio, e “noi abbiamo fatto il possibile accelerando i tempi affinché si potesse andare a votare a marzo”. Non capisco, ha detto il capogruppo del Pd, “il motivo di questa lunghissima procedura di valutazione”. Più volte interrotto dal brusio proveniente dai banchi dell’opposizione, ha quindi concluso: “Il governo non faccia il gioco delle tre carte“.
Appare dunque sempre più improbabile il voto a marzo per le comunali, così come nel pomeriggio si è percepito chiaramente dai commenti di alcuni esponenti delle opposizioni. Una sensazione confermata anche dal senatore Filippo Berselli, coordinatore del Pdl in regione, che dubita della possibilità del voto a marzo. Berselli tenta di smarcarsi dal rimpallo delle “responsabilità” dicendo che il segretario Bersani dovrebbe presentarsi domani dal ministro Maroni e dal Capo dello Stato per far presente in modo pressante la richiesta di voto a marzo del Partito democratico.
Ad alimentare i dubbi anche una dichiarazione del Prefetto che non ha escluso un lungo commissariamento.
Il Consiglio comunale ha infine approvato il piano per il Teatro Comunale, l’acquisizione di un’azione di Lepida spa, e bocciato l’intestazione di una via della città a Bettino Craxi.

