Bologna, 10 mar. – Il Cie di Bologna è chiuso da un anno e secondo la Commissione Diritti Umani al Senato è bene che lo rimanga. Mercoledì scorso mentre il neo prefetto, Ennio Mario Sodano, diceva che i Cie sono “utili”, a Roma la veniva approvata una risoluzione che chiede esplicitamente di chiudere “definitivamente i Cie attualmente svuotati e non agibili per ristrutturazione”, come quello di Bologna, ma anche quello di Milano, di Crotone, di Lamezia e non solo.
Una riduzione drastica: secondo i parlamentari della commissione, ad esclusione della Lega Nord che ha votato contro, se proprio si vogliono i Cie andrebbero aperti solo dove “hanno sede le rappresentanze diplomatiche”. Questo perché le strutture “in località difficilmente raggiungibili dalle autorità consolari” creano “inutili ritardi dei tempi di trattenimento dello straniero in attesa di essere riconosciuto”.
Altro tema è quello che riguarda l’ente gestore. Sia Bologna che Modena sono stati chiusi dopo molte inadempienze del consorzio L’Oasi. La commissione guarda ad “un ente gestore unico su scala nazionale” che gestisca tutti i centri attraverso un’unica procedura a evidenza pubblica e una modifica ai criteri di assegnazione per le gare d’appalto perché si valuti non solo l’offerta economica e il criterio dell’offerta più bassa, ma “tenendo conto dei costi della gestione“.
Il documento è il frutto degli approfondimenti (rispetto a una precedente indagine conoscitiva) mediante audizioni e
sopralluoghi nei Cie di Bari, Roma, Gradisca d’Isonzo, Trapani e Torino dove sono emerse “numerose carenze” riguardo “alle funzioni che dovrebbero svolgere, e ciò in ragione di rilevanti insufficienze strutturali, nonché di modalità di esecuzione del trattenimento inadeguate rispetto alla tutela della dignità e dei diritti degli interessati”. Ad esempio, nella relazione si sottolinea che “il prolungamento del trattenimento fino a un massimo di 18 mesi appare una misura inutile, in quanto non ha migliorato il tasso di espulsioni”. Oppure che “il drastico taglio delle risorse a disposizione degli enti gestori, insieme al prolungamento dei tempi massimi di trattenimento a 18 mesi, hanno contribuito ad accrescere la tensione nei centri e a peggiorare ulteriormente le condizioni di vita dei trattenuti”.
Sergio Lo Giudice (pd), membro della commissione dei diritti umani ribadisce che la riapertura del Cie di Bologna, sarebbe “inutile oltre che dannosa”. Attualmente i Cie, ancora aperti sono sottoutilizzati, “sono poco più di 400 le presenze delle persone nei Cie contro una capienza effettiva di 842”.

