Cold Specks: “Lo stress da tour ha creato il mio nuovo disco”

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6 feb. – Domani arriva a Bologna, per un concerto al Covo Club, una musicista che ha affascinato Moby e Michael Gira: “Mi puoi chiamare Al”, ci ha detto al telefono durante la puntata di mercoledì scorso di Maps la nostra ospite, una canadese di ventisei anni trapiantata a Londra che è i Cold Specks, sebbene si faccia chiamare Al Spx. Nomi (veri, di band e d’arte) a parte, la musicista ha pubblicato due dischi davvero notevoli. Già dall’esordio I Predict a Graceful Expulsion siamo rimasti affascinati dal timbro della sua voce, declinata su note talvolta languide e dolorose, immerse nel soul e orientate quasi al gospel. Un passo avanti è stato fatto con l’ultimo Neuroplasticity, dove le tinte sono ancora più scure e pastose. “Il disco è stato pensato con la band con la quale suono da tre anni, ecco il motivo principale per cui suona diversamente dall’esordio”, ci ha detto Al, raccontandoci anche di come le canzoni siano nate in un periodo non proprio felice. “Ero triste dopo un lungo tour: la vita in tour non è facile, si dorme poco, si mangia male, mi mancava casa”: questo per dire, insomma, che il successo non è tutto.

Un successo che è stato riconosciuto non solo dal pubblico e dalla critica, ma anche dai colleghi musicisti: il trombettista Ambrose Akinmusire l’ha voluta sul suo disco dopo avere condiviso con la giovane canadese il palco del concerto che celebrava il 70° compleanno di Joni Mitchell e ha ricambiato il favore comparendo in Neuroplasticity, un album che può vantare la presenza di Michael Gira: “Avevo bisogno di una voce baritonale, gli ho scritto e ho scoperto che era un mio fan”. Ma davvero è stato così facile convincere l’ombroso leader degli Swans a prestarsi per due tracce? “Michael è una persona delle persone più dolci che abbia mai conosciuto”, ci ha confermato Al. Sospettiamo però che la voce struggente di Cold Specks abbia contribuito a sciogliere anche il suo cuore. Ecco per voi tutta l’intervista.

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