Cna. Imprese ancora in crisi ma le banche vedono segni positivi

21 ott. – Il primo semestre del 2013 conferma la tendenza negativa dei tre precedenti per le imprese emiliano-romagnole con meno di 20 addetti. Lo dice TrendER, l’indagine congiunturale voluta da Cna Emilia-Romagna e Federazione regionale delle banche di Credito Cooperativo in collaborazione con Istat. Rispetto al primo semestre del 2012, il fatturato è calato del 7,6% e gli investimenti del 35,5%. L’export, invece, è cresciuto del 58,9%, ma non basta a compensare la caduta della domanda interna. Le imprese legate ai servizi alla persona hanno raggiunto il picco negativo dall’inizio della crisi, segno che le famiglie hanno sempre meno da spendere.

Solo i dati del secondo trimestre potrebbero anticipare la fine della recessione, secondo Marco Ricci, responsabile Istat dell’Emilia-Romagna.

Vedono qualche segnale positivo anche le banche di credito cooperativo, ma solo dalle parti delle imprese che puntano sull’estero.

Secondo il segretario di Cna Emilia-Romagna, la nostra regione potrebbe essere “una piccola Germania”, ma mancano le politiche nazionali necessarie.

Il sistema economico regionale ha perso competitività (pil -7, 4% dal 2008) anche a causa delle manovre finanziarie che dal 2010 in poi hanno pesato sulle amministrazioni locali dell’Emilia-Romagna, sostiene Cna. Nel 2012 erano pari allo 0,85% del pil (240 euro pro capite) e si prevede cresceranno fino all’1,1% nel 2013 (339 euro pro capite) per rimanere stabili nel 2014. Ugualmente le imprese si sentono vittime dell’aumento della tassazione, che ha depresso i consumi. Eppure sono pronte a dare fiducia al governo Letta, stando ai risultati di un sondaggio proposto a un panel di imprese associate a Cna.

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