Civati raduna i suoi a Bologna. Verso il ‘Sì’ a Renzi

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Bologna, 23 feb. – “Mettetevi nei miei panni. Io non voglio lasciare il Pd“. Giuseppe Civati, deputato lombardo del Partito Democratico e sfidante di Renzi alle passate primarie, davanti al suo popolo riunito alle Scuderie di Bologna canta i suoi Giudizi Universali (cover di Bersani Samuele). “Potrei ma non voglio” cantava il musicista di Cattolica, “potrei ma non voglio” è la parafrasi del discorso di Civati in merito al “no” al Governo Renzi. E, nonostante Pippo il Rosso abbia detto che scioglierà la riserva definitivamente solo martedì, la strada sembra segnata. Votare la fiducia al governo e portare avanti la battaglia contro il governo con le destre da dentro il partito, è la linea ripetuta da più voci alle Scuderie di Piazza Verdi.

Chi lo segue, sia in rete che negli appuntamenti che organizza, in sostanza gli ha detto la stessa cosa: “Il Governo Renzi non va bene, d’accordo, ma non andiamocene”. Il sondaggio lanciato su blog ha dato un’indicazione netta: più del 50% degli oltre 20 mila votanti ha detto ‘sì’ alla fiducia, il 38% ha detto ‘no’ e il restante 10 si è detto a favore dell’astensione. In piazza Verdi i più maliziosi hanno anche avanzato un “facciamoci cacciare, piuttosto”. Visto anche l’aut aut posto dall’ex compagno di strada Filippo Taddei, eletto con i civatiani alle primarie e divenuto responsabile economico della segreteria del Rottamatore, la strada di Civati va spedita verso il ‘sì’ a Renzi.

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In molti, sia in rete che dal vivo, soprattutto dalla sinistra esterna al Pd, hanno spinto sulla leva della coerenza, che tradotto significava rompere con il Pd e creare qualcosa di nuovo. Opzione suggerita dallo stesso Civati ma poi al momento non praticata. “Ci dicono che non abbiamo le palle per uscire – dice Civati che nel primo pomeriggio prende la parola per le conclusioni -. Ma noi non vogliamo fare il partito delle palle”. “Noi vogliamo fare il nuovo centro sinistra” dice subito dopo.

Civati per tutta la giornata, iniziata con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia a causa del grande numero di persone accorse un po’ da tutta Italia, è rimasto a sedere al tavolo, coperto da una bandiera de L’Ulivo, sul palco accanto al podio. Al suo fianco Elly Schlein, tra le promotrici di Occupy Pd, e Paolo Cosseddu, membro della direzione nazionale del Pd e comandante in capo delle truppe nerd di Civati.

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Visto anche quanto dichiarato dai “suoi” eletti (Sandra Zampa ha detto che voterà la fiducia, Sergio Lo Giudice non ha alcuna intenzione di abbandonare il partito, “i tempi non sono maturi”), Civati sembra propendere per l’entrismo. “Strutturiamoci per il dopo Renzi” dice il leader della minoranza Pd, “l’unica” fanno notare i suoi in polemica con i Cuperliani che hanno fatto da sponda a Renzi. Anche perché, aggiunge: “Una volta approvata la legge elettorale poi ne riparliamo”.

L’incontro alle Scuderie di piazza Verdi, se non è stata una mini svolta della Bolognina (come in molti, anche a sinistra del Pd, speravano), è stata la fondazione della corrente organizzata. “Strutturiamoci” hanno ripetuto in tanti dal palco. “Attiviamo un dialogo con quelli della lista Tsipras, discutiamo di Europa” è l’invito di Civati ai suoi sostenitori, alcuni (pochi in realtà) all’uscita piuttosto delusi dalla scelta di concedere la fiducia a Renzi.

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