Civati: “Mi candido per un Pd di sinistra”

16 sett. – Tanti giovani tra le oltre mille persone che, sfidando le nuvole gonfie di pioggia, si sono radunate nella sala dibattiti della Festa de l’Unità del Parco nord per ascoltare Giuseppe Civati, deputato lombardo candidato al congresso per la guida del Partito Democratico. Quello che da tutti è considerato l’outsider con ben poche possibilità di vincere, ha parlato per poco più di un’ora, strappando più volte l’applauso al pubblico, composito, fatto di dirigenti locali (pochi), iscritti (senza dubbio), ma da molti curiosi. I questa categoria possono rientrare sia renziani convinti venuti “per curiosità” che i vendoliani (“E’  l’unico che ci considera”). “Mi candido per un Pd di sinistra, che dia la tessera numero 1 a Romano Prodi” dice Civati.

Difende la sua scelta di votare Pier Luigi Bersani alle primarie dello scorso anno, e parla dell’ex segretario (“l’unico che si è dimesso davvero”) come di un “capro espiatorio”. “Con me non ho Franceschini, ed è anche meglio” dice ironico con l’appoggio che il ministro per i rapporti con il parlamento ha dato a Renzi. Quando tira stoccate al Partito, quando critica la mancanza di linea degli ultimi anni, quando sottolinea i molti errori compiuti, Civati raccoglie applausi scroscianti. Così come quando promette: “Quando sarò segretario del Pd, prima di ricandidare una persona mi assicurerò che non sia uno dei 101 (quelli che nel segreto dell’urna votarono contro l’elezione di Romano Prodi alla Presidenza della Repubblica, ndr)”.

Salito sul palco sulle note di Get Lucky dei Daft Punk (Renzi aveva scelto Il più grande spettacolo dopo il Big Bang di Jovanotti mentre Cuperlo People have the power di Patty Smith), Civati ha ribadito quello che da mesi dice: che è stato folle rompere l’allenza con Sel, che con i grillini bisogna parlarci e che bisogna sfidarli sul loro terreno per riprendersi (“1/3 dei nostri elettori ha votato Grillo”) i voti persi. I confini del centro sinistra civatiano sono “Romano Prodi e Stefano Rodotà”.

Dal punto di vista della proposta politica, Civati parla di reddito minimo garantito (“C’è in tutta Europa. Facciamolo e chiediamo all’Europa di scontarcelo”) e di un contratto unico per ridurre la disoccupazione; rivuole l’imu e una vera riduzione delle tasse sul lavoro.

Sul finale, Civati propone di “fare davvero il Partito Democratico” superando i partiti precedenti: “Sciogliamo le varie fondazioni e facciamone una sola democratica con alla presidenza Fabrizio Barca che studi le linee politiche per il futuro” dice. Proprio davanti alla sala dibattiti, Mauro Roda, presidente della Fondazione 2000, quella che detiene il patrimonio dell’ex Pci, commenta: “Dì che ci provi…”

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