Lo striscione “Cittadinanza ora”, per i figli dei migranti nati in Italia e non, ha aperto il corteo del 1 marzo promosso dal Coordinamento migranti di Bologna. Oltre duecento studenti delle scuole superiori hanno dato vita alla Move Parade per le strade di Bologna. I ragazzi di origine straniera chiedono che sia riconosciuto quello che si sentono di fatto: italiani.Nel pomeriggio appuntamento alle 15.30 in piazza del Nettuno contro quello che chiamano “razzismo istituzionale”, ovvero la burocrazia che rallenta il rilascio dei documenti, e per ribadire la richiesta di chiudere i Cie. “Siamo preoccupati non dai tagli di budget – ha detto Giorgio del Coordinamento migranti riferendosi agli appalti al ribasso per i Cie di Modena e Bologna – ma perché esistono ancora finanziamenti per questi luoghi”.
Cgil e Arci erano in piazza Re Enzo per portare avanti due campagne in particolare: “L’Italia sono anch’io”, che chiede cittadinanza per chi è nato e cresciuto in Italia da genitori stranieri, di cui almeno uno regolare, e il diritto di voto alle amministrative e a Bologna e provincia – l’iniziativa di legge popolre ha raccolto 4 mila firme a Bologna e provincia -; e “LasciateCIEntrare”, per favorire l’ingresso dei giornalisti nei centri di identificazione ed espulsione.

