22 ott. – “Nei Cie non è garantita la dignità delle persone”, dice la Regione. “Non li vogliamo più“, dice a maggioranza il consiglio comunale di Bologna. Insomma, i centri di identificazione e espulsione non li vuole nessuno. “Ma non possiamo dire di no”, spiega l’assessore regionale al welfare Teresa Marzocchi. Il problema, racconta Marzocchi, è che la Regione “non ha alcuna competenza diretta in merito alla gestione dei Cie e delle gare d’appalto che li riguardano”. Quello che può fare la Regione è chiedere una “riforma radicale dei Cie”, non impedirne la riapertura, e nemmeno intervenire nella procedura di affidamento. Stessa cosa vale per il Comune di Bologna. Un ordine del giorno votato dal centro sinistra ha chiesto al sindaco Merola di “adoperarsi perche la struttura di via Mattei non riapra, anche agendo presso la Prefettura per quanto in suo potere”. L’Ordine del giorno, proposto da Cathy La Torre, capogruppo Sel a Palazzo D’Accursio e responsabile diritti del partito, prende le mosse dall’ipotesi di una riapertura del Cie (ora chiuso per ristrutturazione) ma a condizioni che, “come denunciato anche dalle organizzazioni sindacali”, non consentirebbero “l’erogazione dei servizi necessari a gestire la struttura nel rispetto dei diritti umani e neppure la corretta erogazione delle retribuzioni ai lavoratori”. “Il M5s non ha votato il mio ordine del giorno per chiedere che il Cie di Bologna non riapra – scrive La Torre su facebook – e neppure la mia richiesta che Bologna dica no al reato di clandestinita'”. Il capogruppo grillino, Massimo Bugani, “ha lasciato l’aula proprio prima del voto. Ordini dall’alto?”, si chiede l”esponente di Sel.
