Modena, 29 dic. – E’ stato soppresso con decreto del ministro dell’Interno, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, il Centro di identificazione ed espulsione di Modena. A farlo sapere è il prefetto di Modena Michele Di Bari, che nei mesi scorsi a seguito delle proteste dei sindacati e degli ospiti del Cie, si era interessato alla vicenda in relazione alla chiusura temporanea. “La struttura aveva iniziato la sua attività nel novembre del 2002 con una capienza complessiva massima di sessanta posti – ricorda il prefetto- ed ha funzionato ininterrottamente per oltre dieci anni, fino a quando, nell’agosto scorso, è stata disposta la temporanea sospensione della sua attività per consentire non rinviabili lavori di ristrutturazione e di adeguamento, necessari anche a seguito dei ripetuti danneggiamenti provocati dai trattenuti”. Ora, però, anche sulla scia di una attesa modifica a livello nazionale dei regolamenti per i Cie e “a seguito di tale decisione ministeriale”, resa ufficiale lo scorso 23 dicembre “la Prefettura ha avviato le procedure per la disdetta del contratto di locazione dell’immobile e dei contratti di manutenzione per la gestione degli impianti del centro”.
Nel 2013 più volte la Cgil modenese e regionale aveva alzato la voce contro i Cie, chiedendone la chiusura e comunque pretendendo il rispetto dei diritti dei lavoratori, lasciati per mesi senza stipendio dal gestore. Per il momento l’Emilia-Romagna resta comunque senza Cie. Chiuso definitivamente quello di Modena per decreto ministeriale, chiuso per lavori di manutenzione quello di Bologna. Secondo la Cgil il centro bolognese di via Mattei potrebbe però riaprire nel 2014. “Il problema – ha spiegato tempo fa la parlamentare Pd Sandra Zampa – è che il Cie di Modena era in affitto, quello di Bologna no. Il ministero fa i suoi conti”. Come dire: se mai dovesse riaprire un centro di identificazione e espulsione in regione, per una questione di risparmi sarà quello di via Mattei, dove non ci sarà nessun affitto da pagare.

