Bologna, 20 mar. – La chiusura del Cassero per dieci giorni è un “provvedimento che riteniamo ingiusto perché ci considera corresponsabili di un fatto violento, anziché vittime“. Lo scrive in una nota il direttivo del circolo Arcigay teatro di un’aggressione nello scorso weekend.
“Venerdì scorso un pregiudicato, con un importante curriculum di reati violenti, secondo quanto riportato dai quotidiani, arrestato quattro anni fa in flagrante e evidentemente già a piede libero, si è introdotto al Cassero con un tirapugni in tasca fornendo generalità false per nulla improvvisate, anzi preparate nel dettaglio”, scrive il direttivo del Cassero.
Quest’individuo, “verso il quale né la stampa né gli esponenti politici che in questi giorni si sono pronunciati sul caso hanno mostrato alcun interesse, risulta ancora oggi a piede libero, mentre il Cassero si vede imporre i sigilli“. Il circolo Arcigay ricorda anche che il “sistema di tesseramento utilizzato al Cassero contiene gran parte delle caratteristiche della tessera proposta dal Questore. E infatti il circolo è stato in grado di fornire alle Forze dell’ordine le generalità di tutti gli avventori coinvolti nell’episodio: nessun’altra realtà analoga in tutto il territorio nazionale -né commerciale né associativa- sarebbe stato in grado di farlo”.
Il tesseramento Arcigay infatti, “tassativo per l’accesso al circolo- sottolinea il Cassero- identifica ogni socio e annota in un database tutte le condotte improprie degli stessi, prevedendo sanzioni che vanno dalla sospensione di una settimana all’esclusione definitiva da tutti i circoli del circuito”. Eppure “questa attenzione oggi ci viene sanzionata”. Non solo: il Cassero “viene chiuso per evitare che nei prossimi dieci giorni quei violenti facciano nuovamente ingresso nel nostro circolo. Ma quei violenti -e il responsabile dell’atto efferato in particolare– girano indisturbati per la città, forti di un anonimato che inspiegabilmente i mass media gli hanno garantito”.
Il Cassero prende atto quindi “con molto disappunto del provvedimento del Questore e ci ripromettiamo di rivalerci in tutte le sedi legali nei confronti di tutti i soggetti che riteniamo responsabili della vicenda, dal pregiudicato in questione a chi gli ha prestato le proprie generalità per orchestrare l’episodio”. Nel frattempo “stiamo valutando di impugnare il provvedimento“. Sin d’ora, però, “invitiamo il Questore, alla riapertura, a farci visita: potrà verificare personalmente il valore delle nostre attività e la sproporzione, spesso sconfinata nell’inverosimiglianza, del racconto mediatico costruito sull’intera vicenda”.

