Bologna, 17 apr. – Prima si chiamvano Cpt, ora Cie. Sono i centri dove dal 2000 vengono rinchiusi i migranti che arrivano in Italia senza regolari documenti. A Bologna le manifestazioni del movimento contro il Cpt-Cie sono state tante, a cominciare da quella del 2001 che smontò parzialmente la struttura ancora prima che venisse aperta. Poi una serie di giornate di protesta, dal grande corteo del marzo 2007 che piantò un cartello in mezzo a via Mattei e venne caricato dalle forze dell’ordine a protezione delle mura del centro, al tentativo (fallito) di irruzione dal retro del Cie per liberare i migranti all’alba del primo marzo 2011, ai recenti scontri di fine 2013. Ora, con la notizia dello stanziamento di nuovi fondi per una possibile riapertura del centro di identificazione e espulsioni di Bologna, chiuso nel 2013, associazioni e centri sociali di Bologna lanciano una nuova giornata di protesta per il 18 maggio 2014.
“Noi non siamo disponibili ad accettare la sua riapertura – recita un comunicato – e riteniamo necessario opporre con forza il rifiuto di tutta la città a questa fabbrica di ingiustizia e sofferenza, che rinchiude e priva della libertà i migranti per il solo fatto di non avere o di aver perso il permesso di soggiorno”. Nella lista di aderenti alla manifestazione c’è il Coordinamento migranti, il Tpo, Xm24, Vag61, Sconnessioni precarie e il sindacato di base Cobas.
11 anni di CIE. 10mila trattenuti, appena la metà espulsi
Nel video qui sotto la conferenza di fronte al Cie del 18 dicembre 2013:


