25 ago. – L’esplosione della conduttura del gas il 23 dicembre 2006 a San Benedetto del Querceto, che uccise 5 persone, si poteva evitare. C’erano stati segnali chiarissimi, che i dirigenti e tecnici delle società del gas sottovalutarono. Tra questi, la rottura del tubo nello stesso punto, nel 1999 e nel 2000. Mancò un’adeguata manutenzione. Il giorno della tragedia, inoltre, alcune procedure di messa in sicurezza avrebbero potuto essere effettuate in tempo, se solo si fosse dato ascolto alle ripetute telefonate dei cittadini, che segnalavano la perdita. Ne sono convinti i magistrati della Procura di Bologna che hanno aperto il fascicolo per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e crollo colposo. I pm Luigi Persico e Antonella Scandellari hanno chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone, tra dirigenti e tecnici di Hera e delle precedenti società di gestione del gas, Acoser e Seabo. Le persone iscritte nel registro degli indagati erano 28. Le parti offese sono in totale 41 (tra cui Regione e Provincia).
Nel dettaglio le richieste di rinvio a giudizio sono state formulate per l’autore del progetto di metanizzazione di Acoser; il direttore grandi lavori Acoser dell’epoca; il direttore lavori di Acoser nel periodo ’89-’92; due legali rappresentanti di altrettante società che avevano ottenuto gli appalti per seguire i lavori; l’ingegnere collaudatore; il direttore di produzione di Seabo; il capo gestioni reti di Seabo; il direttore reti di media pressione di Seabo, poi di Hera; il responsabile area reti di Hera; i due addetti al centralino emergenze di Hera che presero le richieste di intervento da San Benedetto del Querceto; il capotecnico di Hera che aveva il compito di interpretare le telefonate.
Le sottovalutazioni individuate dalla magistratura
Già in fase di progettazione vennero sottovalutate le caratteristiche geologiche della zona – caratterizzata da una elevata franosità – messe in luce già nell’89 dal geologo che fece la consulenza per il progetto di metanizzazione. In seguito sono stati sottovalutati i guasti del ’99 e del 2000, negli stessi punti in cui sarebbe avvenuto lo scoppio del dicembre 2006. Infine, la mattina del 23 dicembre, le diverse segnalazioni di fughe di gas furono sottovalutate rispetto all’entità e la squadra di pronto intervento di Hera arrivò quando lo scoppio era già avvenuto.
«Sicuramente la cittadinanza è contenta», è il commento del sindaco di Monterenzio Giuseppe Venturi alla notizia della richiesta dei rinvii a giudizio. Per il primo cittadino è necessario «sapere perché questa gente è morta».

