Quello che succede in Val Susa, con i No Tav che lottano contro l’opera faraonica del tunnel nella montagna per costruire una nuova linea ad alta capacità Torino – Lione è al centro del dibattito nazionale. In Emilia Romagna che succede?
Piccoli comitati si oppongono ad alcune grandi opere anche nella nostra regione. Non si parla di 20 miliardi di euro, ma sono comunque progetti rilevanti, sia a livello economico che per gli effetti che possono creare per l’ambiente o per le tasche dei contribuenti.
Abbiamo incontrato coloro che si oppongono, per sapere i motivi e chiedere con che occhio guardano alla Val Susa. A Bologna fa discutere il progetto di monorotaia che dovrebbe collegare la stazione con l’aeroporto. Vanni Pancaldi del comitato No People Mover pancaldi
Meno caldo nei confronti dei manifestanti della Valle piemontese è il comitato che contesta l’attuale progetto del passante nord che dovrebbe collegare l’autostrada A1 alla A13 ed alla A14, consentendo di oltrepassare il nodo di Bologna. Il comitato si è incontrato sabato 3 marzo per discutere di territorio, infrastrutture e trasparenza. Ce ne ha parlato Gianni Galli galli
Un’altra grande opera che dovrebbe attraversare il nostro territorio è l’autostrada cispadana: un asse di connessione tra l’autostrada A22 “del Brennero”e l’autostrada A13 “Bologna-Padova” che dovrebbe fare da alternativa per le percorrenze autostradali che impegnano la tratta dell’A1. Secondo Zeno Razzaboni, tra i fondatori del “Coordinamento Cispadano No Autostrada“, in tempi di crisi l’economia dovrebbe essere gestita “da una brava massai”, senza sprechi inutili. razzaboni

