20 apr. – I dipendenti pubblici a Bologna, quelli del settore privato a Casalecchio. La mobilitazione della Cgil si è sdoppiata per poter aggiungere alla protesta contro la riforma del mercato del lavoro e in difesa dell’art. 18 anche quella contro le liberalizzazioni degli orari delle attività commerciali.
“A che serve avere la possibilità di fare shopping di notte e la domenica, se poi le famiglie non hanno i soldi da spendere?”, si domandano i lavoratori che, partiti dalla Rotonda Biagi, in 5mila hanno bloccato per un’ora l’asse attrezzato per raggiungere uno dei centri commerciali più grandi della zona, la Meridiana. Qui ha sfilato anche lo zoccolo duro del sindacato che, insieme alla Fiom, chiede che sull’articolo 18 non ci si accontenti del passo indietro del governo.
Michele del gruppo “Il mio lavoro non è una merce” michele-post
I lavoratori e le lavoratrici del commercio contestano che orari flessibili per negozi e supermercati facciano ripartire l’economia, secondo i lavoratori, “non creeranno nuovi posti di lavoro”. “Saremo sempre gli stessi, dobbiamo lavorare di più per essere pagati di meno” spiegano all’unisono le commesse dell’Ikea, della Meridiana e della Coop di Crevalcore.
La Filcams-Cgil di Bologna lancerà lo sciopero in occasione di tutte le festività del 2012: dal 25 aprile all’1 maggio, dal 2 giugno al 15 agosto e al 25 e 26 dicembre. Lo ha annunciato Gianluca Taddia, della segreteria Filcams, dal palco di Casalecchio, ai piedi della Meridiana, dove ha parlato anche il segretario della Camera del Lavoro locale, Danilo Gruppi.
La riforma dell’articolo 18 non toccherà i lavoratori pubblici che hanno sfilato a Bologna, ma che sono sempre più preoccupati per i loro figli, per chi verrà. Tra le 2mila persone che hanno raggiunto la direzione provinciale del lavoro, non c’erano solo garantiti ma anche tanti precari, soprattutto della scuola. “Pari mansioni, pari retribuzione” è la loro richiesta”, uno slogan che suona come una richiesta di dignità. La risposta della Cgil è quella che appariva sui due striscioni identici che hanno aperto i due cortei: “L’alternativa c’è: paghi chi non ha mai pagato”.
Fra le molte bandiere e striscioni, soprattutto della Funzione Pubblica, anche gruppi di lavoratori precari – in maggioranza donne fra i 30 e i 40 anni -, come quelli della Rete redattori precari e quelli delle cooperative che svolgono il lavoro sociale, educativo, di cura “esternalizzato” dagli enti pubblici. Molto diverse le posizioni sulle riforme delle pensioni e del mercato del lavoro di chi ha un posto fisso nell’amministrazione comunale e di chi, invece, lavora per ditte esterne. A metà strada le insegnanti della scuola dell’infanzia, che cominciano a vedere gli effetti dei tagli alla scuola pubblica.
Per uscire dalla crisi, secondo il segretario regionale Vincenzo Colla, «bisogna discutere di competizione, prodotti, lavoro», ha detto nel comizio conclusivo. Colla suggerisce di guardare quello che è successo alla Ducati, dove, né l’articolo 18 né il fatto che la Fiom sia in maggioranza fra i lavoratori hanno scoraggiato l’acquirente tedesco a investire. Al corteo in centro hanno partecipato anche il sindaco di Bologna Virginio Merola e gli assessori comunali con deleghe al welfare Riccardo Malagoli e Marilena Pillati.

