Cgil. Gruppi non si fa da parte

danilo gruppi dopo congressoBologna, 7 mar. – “Continuerò la battaglia politica a viso aperto dentro la Cgil”. A due giorni dalla chiusura del congresso della Camera del Lavoro di Bologna, Danilo Gruppi spiega l’indisponibilità alla ricandidatura come segretario e coglie l’occasione per avvertire la fronda: “Non vado in disarmo”.

“Ho voluto mettere in guardia il gruppo dirigente della Camera del Lavoro da due seri pericoli“, dice Gruppi entrando nel merito: il “ripiegamento identitario che sfocia nell’autismo” e una “discussione inquinata“. Alla fine l’immagine che usa per descrivere come sta oggi la Cgil di Bologna la prende a prestito da Togliatti alle prese coi dissidi interni: “Il Pci è un cavallo di razza, anche i cavalli di razza hanno i pidocchi“.

Ma prima di entrare nel merito e di rispondere a numerose domande, tiene a precisare che ha voluto convocare  giornalisti “sebbene sconsigliato dal nostro meraviglioso ufficio stampa – spiega – perché ho una particolare predilezione per l’assoluta trasparenza”. Poi, davanti a un foglio A4 denso di appunti a biro rossa, distingue tra il destino personale (“irrilevante”) e le scelte dell’organizzazione (“che viene prima” e lancia le sue accuse: “ripiegamento identitario” (che mi richiama l’immagine del fondamentalismo”), “discussione inquinata“, “irrazionalità politica”.

Ce l’ha, da una parte, con chi passa dalla “battaglia politica sul merito alla battagia di prinicipio” che finisce per “uccidere l’idea di confederalità” (quella della Fiom contro l’accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza sindacale); dall’altra con “una discussione inquinata da dinamiche non trasparenti”(anche se respinge l’idea del tradimento). Infine attacca – definendolo “preventivo come la guerra di Bush” – l’ordine del giorno per chiedere uno sciopero generale contro il governo Renzi e quello sul “referendum sul finanziamento alle scuole paritarie” – bollato come “postumo”.

Gruppi ribadisce che al congresso non è emersa una maggioranza alternativa e spiega perché non ha ritenuto sufficienti i 277 voti favorevoli al documento conclusivo (110 i contrari e 4 astenuti).

Sul 51% raccolto in platea congressuale dal testo di minoranza che chiedeva il rispetto del referendum sulla scuola pubblica di quasi un anno fa, Gruppi difende la scelta fatta allora di non schierare la CdL.

Quanto ai papabili nominati dai giornali per il dopo Gruppi, “non decidiamo come al Grande Fratello”, frena il segretario uscente rimettendosi nelle mani dell’organizzazione. E proprio Susanna Camusso, oltre che il sindaco Virginio Merola – “è stato molto carino” -, è una delle persone che ha sentito al telefono dopo il congresso: “Mi ha voluto fare arrivare una manifestazione di stima e soprattutto di affetto e vicinanza” e abbiamo “iniziato un dialogo su come procedere”, sono le uniche cose che fa sapere di quel colloquio.

A chi gli chiede di commentare l’intervento dell’ex sindaco ed ex segretario nazionale Cgil Sergio Cofferati (intervistato dal Corriere di Bologna), Gruppi risponde: “Può darsi che i 15.000 euro che percepisce al mese come europarlamentare gli diano il tempo di avvertire il malessere dentro la Cgil, ma a me era sembrato di capire che si occupasse di altro. Io comunque lo ascolto sempre attentamente, quando parla di Europa”.

 

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