7 dic. – Unificare le Asp, uilizzare una parte degli oneri di urbanizzazione a copertura della spesa corrente, rivedere i finanziamenti alle scuole private e una doppia soglia di esenzione tariffaria: 20mila euro isee per i lavoratori dipendenti e 10mila per gli autonomi. Sono queste le proposte della Cgil per il bilancio del Comune di Bologna.
Il sindacato di via Marconi chiede al commissario Anna Maria Cancellieri una proposta “organica e complessiva” in cui sia ben chiaro a quanto ammonti il taglio reale al bilancio 2011. Per questo il sindacato pensa si dovrà attendere l’approvazione definitiva della legge di stabilità nazionale e il successivo decreto ‘mille proroghe’. Fino ad allora, secondo la Cgil, non si può essere sicuri sull’ammontare dei tagli. Anche perché il sindacato spera che vengano accolte in sede di ‘mille proroghe’ le sue proposte: la revisione degli estimi catastali e il riconoscimento da parte dello Stato al Comune di Bologna della spesa sostenuta per le scuole materne, che in città, a differenza da quanto accade nel resto del Paese, sono in prevalenza comunali
Danilo Gruppi, segretario generale della Camera del Lavoro, è convinto che dall’unificazione delle Aziende Servizi alla Persona si potranno avere risparmi di gestione, ma soprattutto si potrebbe vendere una parte del patrimonio immobiliare per ricavarne risorse insidpensabili per i servizi in un momento eccezionale di crisi. La Cgil sottolinea come il Comune, nel bilancio 2009, abbia impiegato ben 7milioni e 300mila euro provenienti dagli oneri di urbanizzazione per la copertura della spesa corrente, mentre nel prossimo bilancio si sia scelto di non utilizzarli. Il sindacato di via Marconi chiede anche di rivedere i finanziamenti verso le scuole paritarie (1milione e 55mila euro), non perché vi sia una “ostilità verso di esse”, ha specificato Gruppi, ma perché in tempi di crisi è corretto che “tutti facciano sacrifici”. La proposta che però farà più discutere è quella sulle tariffe: per la Cgil bisognerebbe creare due soglie di esenzione, una a 20mila euro per i lavoratori dipendenti, i pensionati e i lavoratori precari, e una a 10mila euro per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. La ragione è semplice per Gruppi: è proprio tra i lavoratori autonomi che si annida un’area consistente di evasori fiscali.

