8000 euro alla CGIL e altrettanti al suo ex segretario Sergio Cofferati. Umberto Bossi non avrebbe dovuto utilizzare l’immunità parlamentare per sottrarsi alla denuncia per diffamazione promossa dal sindacato. L’allora ministro delle Riforme il 25 marzo 2002, a una settimana dall’omicidio di Marco Biagi, in un’intervista al Messaggero aveva accusato la CGIL di essere il mandante dell’assassinio, tramite “le balle che Cofferati aveva raccontato in fabbrica”. Il procedimento davanti ai giudici italiani era stato sospeso dopo che la Camera dei deputati e la corte costituzionale avevano ritenuto le opinioni espresse durante lo svolgimento delle funzioni parlamentari e quindi coperte dall’immunità. Per la Corte di Strasburgo invece l’immunità è troppo estesa e non permette un corretto bilanciamento con altri diritti della collettività, violando l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul “diritto all’equo processo”. I soldi del risarcimento sono a carico dello stato italiano.
