Bologna 30 dic.- 100 mila disoccupati in Provincia di Bologna, con un aumento del 13% rispetto a fine dicembre 2013. E’ la situazione del lavoro a Bologna. “Per invertire la china ci vorrebbe una sana politica industriale ma il governo è partito dalla coda invece che dalla testa e ha messo mano al mercato del lavoro, il più flessibile d’Europa. I posti di lavoro però si creano attraverso gli investimenti non con le riforme del mercato del lavoro”. Il segretario della Cgil di Bologna Maurizio Lunghi ribadisce le critiche al jobs act di Matteo Renzi ma pensa che con il neo presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini il dialogo potrà essere fruttuoso. “Io penso che Bonaccini si voglia muovere sui precedenti della Regione, cioè mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti per trovare assieme le ricette per invertire la tendenza”.
“Speriamo che si possano mettere insieme tutte le compentenze per far partire le opere e far diventare attrattiva la nostra regione visto anche che esiste una nuova legge regionale per l’attrattività del territorio”.
Per Lunghi quindi bisogna continuare sul solco dell’esperienza tracciata da Errani ma andare a vedere anche ciò che non ha funzionato come la normativa sull’apprendistato “che ha funzionato poco e che adesso col job act funzionerà ancora meno”. Anche la “staffetta generazionale”, la costruizione di un’intesa territoriale per permettere l’assunzione di giovani lavoratori in cambio di un passaggio al part time di quelli più anziani, è rimasta lettera morta
Lunghi tende la mano ai cugini del sindacato di Annamaria Furlan: “Mi fa piacere che la Cisl stia riconoscendo il contenuto negativo della legge e colga nel decreto attuativo del jobs act le minacce che noi stiamo dicendo da tempo”.

