17 giu. – La Corte d’Assise di Bologna ha condannato tutti e sei gli imputati ritenuti parte di una cellula jihadista attiva tra Bologna, Imola e Faenza, scoperta nel 2007 dalla Digos. Sono cinque cittadini tunisini e un marocchino, accusati di associazione eversiva con finalità di terrorismo internazionale. Per l’accusa la cellula puntava a creare un supporto logistico per future operazioni all’estero. Il Pm Luca Tampieri aveva chiesto 41 anni complessivi di carcere, la corte ha deciso per 37 anni e 4 mesi.
A otto anni è stato condannato quello che è stato considerato il promotore, Khalil Jarraya detto “il colonello”, perché aveva combattuto nella ex jugoslavia, nelle milizie bosniache. Pene più lievi, tra i 7 e i 5 anni per gli altri imputati.
Walid Kammoun, che è tornato volontariamente in Italia lo scorso 19 maggio per affrontare il processo, è stato condannato a sette anni. Proprio Kammoun aveva raccontato in aula di essere stato torturato in Tunisia.
Secondo l’accusa i sei imputati svolgevano tutti attività di proselitismo e promozione della Jihad, raccoglievano denaro per la causa e diffondevano materiali video, audio e cartacei per reclutare e addestrare combattenti.
Alcuni imputati, in carcere da due anni, hanno definito inspiegabile la condanna.
L’avvocato della difesa aveva respinto le accuse perché, aveva spiegato, “L’idea eversiva non accompagnata da progetti eversivi concreti è salvaguardata dal nostro ordinamento”. Per la difesa non c’erano “fatti concreti”, ma solo parole e nessuna “struttura terroristica”.
Ascolta l’avvocato Desi Brunobruno
Le motivazioni della sentenza saranno note entro 70 giorni.

