22 sett. – Non c’è pace per i 138 facchini dell’aereoporto Marconi a cui evidentemente non è bastato cambiare azienda e passare dalla precedente, Doro Group, all’attuale Giacchieri. “I lavoratori – ha detto Maurizio Lago di Uiltrasporti – vivono forti situazioni di disagio perché la Giacchieri sbaglia regolamente le retribuzioni e trascura le questioni legate alla sicurezza“.
Quali siano i problemi pratici che vivono i facchini della Giacchieri lo ha raccontato Christian Urso, sempre della Uiltrasporti. Urso ha citato il caso di un lavoratore scagliato ad alcuni metri dall’aereo presso cui operava a causa dei motori ancora accesi ma i problemi sono diffusi. “Per rinnovare l’abilitazione alla guida dei nostri mezzi abbiamo ricevuto solo 10 manuali per 72 lavoratori, ed anche in ritardo. E tra l’altro – prosegue Urso – l’85% dei nostri mezzi non potrebbe circolare in aereoporto perché fuori norma”. Problemi di formazione dunque, che in un ambiente delicato e complesso come quello del Marconi hanno ricadute sulla sicurezza ma anche questioni spicciole e giornaliere. “C’è carenza di guanti e cuffie, l’azienda li fornisce una volta e non si preoccupa dell’usura”. Se una tuta si strappa il problema insomma ricade sul lavoratore. Lavoratore che in media è pagato 900 euro al mese per scaricare e caricare bagagli 8 ore al giorno. “E l’azienda – ha ricordato Maurizio Lago – sbaglia regolarmente le buste paga per difetto“.
La Giacchieri, che al Marconi si occupa di movimentazione bagagli e servizi di facchinaggio, era subentrata alla Doro Group dopo che quest’ultima era stata travolta da uno scandalo che ha portato al rinvio a giudizio di più di 20 persone. I reati ipotizzati all’epoca – e i lavoratori della Giacchieri ad ottobre si costituiranno parte civile nel processo – andavano dalla truffa agli omessi versamento dei contributi previdenziali, passando per l’appropriazione indebita di denaro dei lavoratori e la violazione delle normative sulla sicurezza. Oggi la situazione è certamente cambiata ma alcuni problemi permangono. “C’è ancora del marcio al Marconi – ha concluso Lago – e noi vogliamo che sia rimosso del tutto”.

