16 feb. – Palazzo Re Enzo. Scenografia curata, all’americana, un aperitivo di benvenuto, un video che precede il discorso, una decina di supporter (persone normali) che dal palco dichiarano il loro sostegno, un ingresso nella sala dei Seicento alle spalle del migliaio di persone venute ad ascoltarlo: non si fa mancare nulla Alfredo Cazzola. La regia è studiata (forse un po’ troppo) e i tempi sono stringati perché, si sa, dopo un’ora l’attenzione cala e “l’evento” perde il suo effetto.
Cazzola parla di molte cose, soprattutto di centro storico e guarda a destra: è contro il “degrado” e contro i writers, contro la moschea e contro la vendita in centro delle bevande alcoliche; ma anche contro le attuali assegnazioni degli alloggi: non cita mai gli immigrati ma dice che le case devono andare agli italiani. Un programma che piacerà molto alla Lega Nord. Il tema su cui però si sente più a suo agio sono le infrastrutture: per Cazzola bisogna fare il metrò e farlo da soli, senza aspettare soldi da Roma. E poi rilanciare un polo sportivo “come a Barcellona“, alienare beni e partecipazioni pubbliche per fare nuovi parcheggi e nuove opere. La parola più usata è “manager” e “azienda”: anche il Comune è “un’azienda con 5.000 dipendenti” da far funzionare in modo “manageriale”. Il tutto per riportare Bologna agli splendori che secondo Cazzola merita, dopo anni di umiliazioni, disimpegno e degrado.
Insomma, un Cazzola tra la Padania e il West. Ai suoi avversari dedica solo due battute: Delbono è l’espressione triste di Bologna, un fagiano che non vola. L’altro – alludendo a Giorgio Guazzaloca – “lo conosco bene” dice Cazzola senza affondare il colpo – “ma è distante da troppo tempo.”
Infine la squadra: nomi e cognomi completi saranno presentati a tre settimane dal voto, per il momento “l’aperitivo” è composto, oltre che da Daniele Corticelli, dall’ad di Datalogic Roberto Tunioli e da molti altri imprenditori: Paolo Mascagni, Giorgio Giatti, Moreno Naldi e Fabio Battistini. E ancora l’editrice Annalisa Lubich, il manager Enrico Paolo Levi, Giovanna Guerriero, Anna Maria Carli, Paolo Castelli, Paolo Ronchetti, Giuseppe Cappiello e per finire il poeta cattolico Davide Rondoni.
foto di Roberto Serra/Iguana Press

