Un’autobiografia, si sa, non può essere imparziale. Quella di Alfredo Cazzola non fa eccezione. “A modo mio” è un libro in tre sezioni: la prima dedicata al Cazzola imprenditore, inventore del più grande successo fieristico bolognese, il “Motor Show”.
La seconda parte racconta le passioni sportive vissute con la Virtus e con il Bologna fc. Infine c’è la terza parte, quella del Cazzola politico, con la scelta di candidarsi a Sindaco di Bologna del dopo Cofferati. E’ ovviamente questa la parte del libro più interessante.
Cazzola racconta la sua verità sul Cinzia Gate: come ebbe le prime informazioni dalla stessa ex compagna di Delbono (attraverso il suo compagno d’avventura Daniele Corticelli) fino alle dimissioni del Sindaco travolto dallo scandalo e dalle inchieste giudiziarie.
L’ex patron del Bologna rivendica il merito di aver fatto dimettere Delbono: “Considero le dimissioni di Flavio Delbono una mia vittoria, perché non lo ritenevo il candidato giusto. Ma abbiamo perso tutti da questa vicenda”.
La stilettata “al veleno” la riserva però al procuratore Luigi Persico: Cazzola definisce “sorprendente” che piazza Trento e Trieste abbia a suo tempo aperto due indagini, in seguito alla denuncia dello stesso imprenditore: una con Cazzola indagato, dopo la querela di Delbono, e la seconda “contro ignoti”. “Il fatto pare incredibile (..) Dopo il caso del ‘corvo’, questo comportamento della Procura sul caso Cracchi mi confermò il giudizio che mi ero fatto sul ruolo del dottor Persico in tutta la campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Bologna” . Qualche paragrafo dopo, l’imprenditore ricorda che quando “Persico stava per fare i bagagli” dalla Procura di Bologna, “come ultimo atto, oltre a chiedere l’archiviazione della querela di Delbono contro di me (atto dovuto, in quanto era stata ritirata) si affretto’ a chiedere l’archiviazione dell’indagine contro ignoti su Cracchi-Delbono, perché dai documenti della Regione e dalle testimonianze di Cinzia “non emergeva alcun indizio di conferma delle mie denunce”.
Nel suo libro Cazzola contesta ancora una volta l’operato del pm. “Persico di fatto scrisse un parere non richiesto che lasciava intendere addirittura che mi era andata bene. Insomma, si faceva intuire che se ci fosse stato il processo, io sarei stato condannato per diffamazione“.
Infine, per quanto ci riguarda, Cazzola ritorna anche sul famoso faccia a faccia qui in radio. Nel libro scompaiono le improvvide dichiarazioni rilasciate a caldo su Punto Radio, in cui Cazzola sostanzialmente ci accusava di aver pilotato delle telefonate contro di lui. Le affermazioni che compaiono nel volume sono molto più sfumate: Cazzola continua a ribadire di aver giocato “in trasferta” ma lascia intendere che c’era un accordo con Delbono per non andare sul personale. Poi la telefonata di un ascoltatore che gli chiedeva conto dei suoi passati guai giudiziari ruppe quella “tregua”: “non potevo accettare che mentre io continuavo ad attaccare su temi politici .. Delbono e i suoi fan si accanissero esclusivamente sulla mia vita privata.”
Cazzola però ribadisce quanto già aveva anticipato al Corriere di Bologna e a cui avevamo già risposto per le rime . La tesi, piuttosto surreale, è che lui non sapesse che nel faccia a faccia ci fossero le domande del pubblico: “pochi minuti prima dell’inizio del collegamento il conduttore ci avvertì che la trasmissione sarebbe stata aperta agli interventi degli ascoltatori (…) io obiettai che non eravamo stati informati dell’intervento da parte del pubblico (..) Non ebbi scampo, dovetti abbozzare, accettai di partecipare alla diretta”.
Come abbiamo più volte spiegato si tratta di una forzatura colossale: Cazzola sapeva benissimo come sarebbe andata la trasmissione e gli accordi sulle regole del faccia a faccia erano stati concordati con il suo staff nei giorni precedenti. Evidentemente Cazzola preferisce farsi passare per “ingenuo” per non dar corpo alla tesi che l’attacco a Delbono sulle sue vicende personali fosse stato preordinato e non frutto di un moto istintivo.
Si rassicuri: non c’era bisogno di queste “amnesie”.

