Bologna, 24 mar. – Mettere in ordine le Libere Forme Associative… a cominciare dal Cassero. Il consigliere democratico Riccardo Melega, questa mattina ai nostri microfoni, ha spiegato perché ha firmato l’odg presentato da alcuni consiglieri del Pd, che chiede alla Giunta meno “discrezionalità” nella concessione degli spazi. “Il documento, per come io l’ho inteso, riguarda il mettere ordine nelle convenzioni per le Lfa”, afferma Melega. Quindi senza citare direttamente il Cassero, ma proprio mentre di Cassero si dibatte.
“Per il Cassero ho la massima stima, per quello che ha fatto e per quello che fa. Non ho nessun problema con il circolo Arcigay“, dice Melega. “Esce adesso perché alcuni componenti del Cassero, non tutti e secondo me non la maggioranza, hanno commesso una sciocchezza”, risponde Melega: da ateo, “non parlo di blasfemia” ma di “mancanza di rispetto verso migliaia di persone che invece credono”. Insomma “così non si fa, è chiaro che esiste un link” tra odg e polemiche sul Cassero, ammette Melega. Come ha detto il sindaco Virginio Merola, “va benissimo che la convenzione non si tocchi, ma bisogna guadagnarsela come fanno tante Lfa che vivacchiano e cercano sedi”, afferma il consigliere, evocando l’ipotesi di un bando per la futura gestione della Salara.
Prende invece decisamente le distanze dall’odg Benedetto Zacchiroli. In calce era comparsa anche la sua firma, ma pare a sua insaputa. Pronte le scuse di Raffaella Santi Casali, prima firmataria dell’odg, che assicura: il nome di Zacchiroli verrà tolto.
Il consigliere renziano interviene sulla vicenda via Facebook.
“Come si dice: verba volant sed scripta manent. La mia firma su quell”ordine del giorno non c’è e se mi verrà chiesta declinerò l’invito”, scrive Zacchiroli: “I metodi sono altri e questi non sono i miei. Pregiudiziali e strumentalità non stanno nel mio agire politico, forse in quello di altri. Mi spiace per i giornalisti che hanno dato una notizia non vera (per quanto riguarda la mia sottoscrizione), chi li ha informati li ha informati male e temo in malafede”. La versione cartacea di cui ieri è venuta in possesso la agenzia stampa ”Dire”, che ne ha dato notizia, presenta altri due nomi aggiunti a penna: quella di Melega e, per l’appunto, quello di Zacchiroli. Anche se, evidentemente, a giudicare dalle dichiarazioni di oggi il consigliere dem non ne sapeva nulla.

