Bologna, 19 nov. – La Corte dei conti ha condannato il sindaco di Bologna Virginio Merola e la sua giunta, insieme a due dirigenti, al pagamento di un danno erariale di circa 30 mila euro. La vicenda è quella della nomina di Marco Lombardelli a capo di gabinetto. I giudici contabili contestano l’inquadramento di Lombardelli, non la sua assunzione, ritenuta perfettamente legittima. La Lega Nord chiede le dimissioni del sindaco mentre il capogruppo del M5S Massimo Bugani ha scritto su Facebook che “Nel M5S chi ha problemi con la giustizia si fa da parte oppure viene allontanato. Nel Pd invece diventano sindaci, presidenti, assessori, ministri, in un caso anche premier. Rivotateli, mi raccomando”.
A destare scalpore, nel dicembre 2011, fu la notizia che il capo dei gabinetto dell’amministrazione comunale non fosse in possesso di una laurea. A tirare fuori la vicenda, che portò ad una ridda di polemiche concluse con le dimissioni di Lombardelli, fu un articolo dell’ax assessore Antonio Amorosi. L’indagine della magistratura contabile nacque però da due esposti, uno presentato dall’ex 5Stelle Federica Salsi e l’altro dalla leghista Lucia Borgonzoni che oggi canta vittoria.
Con la sentenza emessa ieri, la Corte di Conti ha da un lato dato ragione a Merola (per le figura di staff, titolari di un rapporto fiduciario con il sindaco, non è necessario un particolare titolo di studio), dall’altro però ha contestato l’inquadramento contrattuale scelto per Lombardelli, un inquadramento per il quale è necessaria la laurea.
“La Corte dei conti ha riconosciuto che il Sindaco Merola poteva designare Marco Lombardelli Capo di Gabinetto, anche se sprovvisto di uno specifico titolo di studio” scrive Palazzo d’Accursio in una nota nella quale annuncia l’intenzione di ricorrere in appello contro la la condanna al risarcimento. “Il Sindaco e la Giunta confidano che gli ulteriori approfondimenti in sede di appello consentiranno di chiarire pienamente anche tale ultima questione”.

