15 ott. – I “nuovi poveri” sono anche i cinquantenni che hanno perso il lavoro e non riescono a trovarne un altro e i trentenni che lavorano guadagnando troppo poco. Queste persone esprimono “nuove forme di bisogno” a cui a Bologna si proverà a dare risposta anche attraverso le Case Zanardi. Non sono alloggi (a cui sarà dedicata un’altra parte del fondo comunale anti crisi), ma luoghi fisici in cui sostenere i bisogni delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche, offrendo un market solidale in cui fare la spesa senza soldi, laboratori per il riuso di beni non alimentari, recupero di terreni urbani da convertire in orti, servizi di accompagnamento al lavoro.
Il supermercato ha come modello il “Portobello” di Modena e vorrebbe servire 200 persone alla settimana. Alla prima fornitura concorreranno Coop Adriatica, Conad e Granarolo. L’idea è di coniugare il know how di Legacoop e la capacità di Volabo di mettere in campo il volontariato, anche attraverso un sistema di crowdfunding.
Il progetto richiama nel nome i negozi Zanardi con cui “100 anni fa il primo sindaco socialista di Bologna riuscì a offrire generi di prima necessità a prezzo di costo”, ha spiegato Bernardino Cocchianella, direttore dell’Istituzione per l’inclusione sociale.
Sono stati 102 i soggetti che hanno risposto all’avviso pubblico bandito dal Comune, proponendo 32 progetti. Un successo di “co-progettazione“, per l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, che dimostra come sia possible “usare le risorse pubbliche in modo più collettivo”. L’obiettivo ora è di sceglierne 4 o 5 per aprire 3 o 4 Case Zanardi. La prima potrebbe essere pronta già a febbraio.
Giovedì 17 ottobre, in occasione della Giornata mondiale Onu di contrasto alle povertà e all’esclusione sociale, il Comune, insieme all’Istituzione per l’inclusione sociale e alla Consulta per la lotta all’esclusione sociale, ha organizzato un convegno ospitato al Teatro Antoniano, dedicato a capire chi sono i poveri che vivono in città e presentare gli interventi anti crisi.
“Negli ultimi cinque anni in provincia si sono persi oltre 10.000 posti di lavoro. Le persone in cerca di lavoro erano 10.000 nel 2008 e 33.000 nel 2012. Il tasso di disoccupazione è più che triplicato, arrivando nel 2012 al 7% (era il 4,7% l’anno precedente e il 2,2% nel 2008)”, ricorda Matilde Callari Galli, presidente dell’Istituzione per l’inclusione sociale, che giovedì mattina modera una tavola rotonda dal titolo: “Ci sono i poveri a Bologna? E chi sono?”. Una risposta sembrano darla ancora le cifre ricordate da Callari Galli: “I giovani tra i 18 e i 29 anni hanno visto il tasso di occupazione crollare dal 68% del 2008 al 28,1% del 2012 e la disoccupazione toccare il 17,5% (era il 3% nel 2008)”.
Durante la mattinata il sindaco Virginio Merola insieme all’assessore al Welfare Amelia Frascaroli e all’assessore alla Casa Riccardo Malagoli presenterà gli interventi per la coesione sociale del fondo comunale anti crisi (4,5 milioni di euro da impegnare entro il 31 dicembre 2012, di cui 500 mila euro per il progetto “Case Zanardi”).
Nel pomeriggio saranno illustrati quattro “interventi innovativi” contro la povertà realizzati in città dal terzo settore. Dalle 17 alle 20 saranno proiettati corti e lungometraggi “Why poverty?” project, sull’approccio alla povertà in altre parti del mondo.

