La raccolta fondi “segreta” non decolla. Rischia il progetto Casa e Accoglienza

casa e accoglienza bolognaBologna, 11 mar. – Due milioni di euro da raccogliere in 12 mesi per rendere reale il progetto “Casa e accoglienza” e creare così una residenza per gli homeless bolognesi: una costruzione bella e innovativa, con spazi comuni e privati da mettere a disposizione delle persone con grave disagio abitativo. Un sogno, quello lanciato lo scorso novembre, che per ora rischia di restare solo un miraggio.

E dire che la raccolta fondi che doveva dare gambe all’iniziativa era partita con un lancio pubblicitario in grande stile, con affissioni per tutta la città e una conferenza stampa a cui ha partecipato anche il Comune di Bologna, pronto a mettere a disposizione del progetto lo spazio di via Lazzaretto 15 dove attualmente sorge la vecchia struttura di accoglienza “Massimo Zaccarelli“.  C’era anche il progetto dettagliato della residenza, ideato da un architetto di prestigio come il bolognese Andrea Trebbi, tra le altre cose presidente del Rotary Club Bologna. E c’era anche la disponibilità di Piazza Grande, pronta a metterci l’esperienza dei propri operatori una volta completata l’opera. Poi però qualcosa si è inceppato. Scarsa se non inesistente attività promozionale sul web, altrettanto scarso il coinvolgimento dei volontari delle tante associazioni cittadine che avrebbero potuto e dovuto coinvolgere e convincere i bolognesi a donare nonostante il momento di crisi economica.

plastico casa e accoglienza

Il plastico del progetto “Casa e accoglienza”. Qui le altre foto

Quattro mesi dopo il lancio della campagna, a un terzo dell’ideale percorso di crowdfunding che dovrebbe portare a toccare l’asticella dei 2 milioni di euro, ancora non è dato sapere quanti soldi sono stati raccolti. Marco Cecchini, presidente di Fare Insieme Onlus e amministratore delegato di myDonor Italia, non vuole dare cifre. Anzi si rifugia in un imbarazzato “siamo un po’ indietro”. Poi aggiunge: “Purtroppo c’è stata un po’ di inerzia, sa facendo tutto a costo zero come volontariato poi finisce così”. Cecchini spiega che “qualche donazione” c’è anche stata, ma il non avere dedicato fino ad ora una persona alle attività di raccolta fondi verso le aziende – “bisogna trovare la persona disponibile che lo faccia a costi molto contenuti” – ha impantanato tutto il progetto. L’architetto Trebbi invece si trincera dietro alla segretezza. “Non possiamo dire nulla per rispetto di chi ha donato e di chi donerà”. Poi sbotta: “Siamo in un paese del terzo mondo, questa è l’Italia, ed è difficile trovare fondi perché la gente è disinteressata a tutto”.

Cifre segrete dunque. Quello che è certo è che “Casa e accoglienza” non è stato per nulla pubblicizzata sul web e sui social network, altro canale fondamentale per cercare fondi. L’account twitter del progetto, @HousingFirstBol, all’11 marzo 2015 era inchiodato a soli 8 followers. Nulla di sorprendente visto che i tweet sono stati solo tre, due il 17 ottobre 2014 e uno il giorno successivo. Un po’ meglio facebook, con una pagina che è arrivata a 168 “mi piace”. Ma anche qui l’ultimo post risale al 18 dicembre scorso e si limitava ad un laconico “Dona ora!”. Insomma, l’obiettivo “ambizioso ma fattibile” di cui parlava a novembre Marco Cecchini sembra davvero lontano, e così la costruzione della struttura di 56 microunità abitatitive per “dare dignità ai senza casa”. Gli stessi numeri che arrivano da altri progetti bolognesi raccontano una cosa: la cifra dei 2 milioni di euro fissata per “Casa e accoglienza” è davvero difficile da aggunatare senza l’aiuto di importanti donazioni di privati o aziende illuminate. Solo per fare un esempio: Case Zanardi, un progetto ben pubblicizzato con campagne su tutti i canali di comunicazione compreso il web, dopo mesi di battage pubblicitario è arrivato a raccogliere quasi 17mila euro coinvolgendo soggetti importanti come Coop Adriatica e Granarolo. Meno di 20mila euro dunque, un ordine di grandezza completamente differente rispetto ai milioni di euro richiesti per Casa e accoglienza.

Ma mai disperare. “C’è tutta un’operazione in atto di costruzione di un percorso, per ora però non diamo cifre. L’operazione è in movimento, fidatevi”, dice Trebbi.

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