Bologna, 29 giu. – “È stata un’aggressione violenta e immotivata. Chiediamo quindi che i politici prendano posizione, intervengano. Non si può rimanere in silenzio su un fatto così grave che non riguarda solo il Labàs, ma tutta la città”. È l’appello che questa mattina hanno lanciato gli attivisti di Làbas in conferenza stampa, dopo che ieri la celere ha chiuso via Orfeo e manganellato diverse persone davanti al centro sociale, a poche ore dalla presentazione del libro su Ramelli in programma al Baraccano (link). “Un’operazione di verità” per raccontare cosa è successo ieri e dare voce a chi c’era: mamme, attivisti, realtà sociali, che come ogni mercoledì erano al Làbas per svolgere le attività in programma.
“Nessuno scontro tra celere e collettivi, nessuna contestazione – ha spiegato Martina, un’attivista – ma un’operazione militare di abuso della forza contro persone che percorrevano via Orfeo o stavano partecipando alle attività del Làbas, un posto che accoglie tutte le generazioni e dove i bambini si sentono a casa”.
La questura replica e spiega in un comunicato stampa che sarebbero stati gli attivisti a spintonare gli operatori del reparto.
Manganellate di fronte a Làbas. “Hanno sigillato la via per difendere i fascisti”
Il bilancio del pomeriggio è stato di sette persone al Pronto Soccorso con tumefazioni ed escoriazioni, tra cui un attivista con un braccio rotto e una prognosi di 30 giorni.
“Ho l’ulna rotta e non ho ancora capito perché. Non c’era nulla che potesse giustificare un attacco del genere – ha spiegato Enrico-. L’unica cosa che mi ha rincuorato è stato vedere la vicinanza di tutti, che si sono stretti intorno a noi. E questo mi ha dato ancora più coscienza di far parte di una comunità forte, che non ha paura”.
Ieri pomeriggio durante la carica della polizia erano presenti anche molti bambini, che sono stati protetti dalle mamme e dagli attivisti. “Quando saranno adulti, cosa penseranno delle forse dell’Ordine di questo paese?”. È quello che si è chiesta Marina, del comitato di tutela dell’ex caserma Masini, che ha parlato di una carica preventiva folle e immotivata.
A prendere parola anche il presidente di Campi Aperti Pierpaolo Lanzarini. “Credo che a Bologna ci sia un grosso problema, che è rappresentato dal silenzio che l’amministrazione comunale sta tenendo in questa situazione e dal fatto che non sta prendendo posizione contro il reparto celere della Questura di Bologna”.
La presidente del quartiere Rosa Amorevole, per il momento, preferisce non commentare. “Credo sia importante una riflessione più ampia e prima voglio raccogliere tutti gli elementi. Ne discuteremo sicuramente anche in Consiglio”. Il prossimo consiglio è in programma l’11 luglio e per ora no comment anche dal capogruppo dem di Centro Sinistra per Santo Stefano, Paolo Cavalieri.

