Dite cosa voterete al referendum per difendere l’acqua pubblica il 12 e 13 giugno. Il Comitato bolognese per il referendum 2 sì per l’acqua bene comune lo chiede ai candidati sindaco e ai candidati consiglieri comunali alle elezioni bolognesi.
E’ un modo per stanare chi si candida ad amministrare la città e che si troverà ad avere a che fare con Hera, la multiutility a maggioranza pubblica oggetto di critiche per quella che il Comitato referendario definisce assenza di politiche idriche. Critiche che stanno iniziando a fare breccia anche in alcuni sindaci della provincia alle prese con l’aumento della tariffa dell’acqua, un +10% che Ato5 (l’azienda d’ambito presieduta dalla Provincia) dovrebbe deliberare secondo la legge. Proprio la legge che dispone che la tariffa sia determinata tenendo conto della renumerazione del capitale investito (l’aumento infatti scatta perché Hera chiede un adeguamento a fronte della diminuzione dei consumi) è il secondo dei due quesiti referendari; se si voterà “Sì” verrà abrogato una parte del comma 1 del Codice dell’ambiente del 2006. Il primo quesito invece vuole abrogare un articolo del decreto Ronchi che privatizza i servizi pubblici e anche quello idrico.
Il Comitato ha preparato un modulo per tutti i candidati e si dice ottimista sul voto nonostante la data scelta dal Governo per il voto non sia proprio l’ideale per incoraggiare la partecipazione. “Raggiungeremo il quorum e vinceranno i sì” dice Andrea Caselli del Comitato bolognese. Intanto sta crescendo la partecipazione dei “volontari dell’acqua”, sono i cittadini che partecipano ai corsi di formazione nella sede della Cgil per informare la cittadinanza sui quesiti referendari.

