Carceri non più umane

5 dic. – Alla Dozza un uomo di 34 anni di origine marocchina, detenuto, è morto la notte scorsa, dopo aver inalato gas da una bomboletta. Era in attesa di giudizio da luglio per spaccio di stupefacenti. Non è chiaro se sia stato un suicidio o un tentativo di sballarsi finito male, per questo la pm Morena Plazzi ha ordinato l’autopsia sul corpo dell’uomo.
Soltanto nelle ultime due settimane altre due persone si sono tolte la vita in carcere nella nostra regione. Ormai la situazione è tale per cui le strutture penitenziarie sono soltanto luoghi di segregazione e di punizione. Ogni attività mirata al reinserimento nella società alla fine della pena è diventata estremamente difficile a causa del sovraffollamento, della carenza di agenti penitenziari, di mancanza di fondi.

Il piano carceri, varato dal governo Berlusconi, vuole rispondere a una situazione di emergenza che peggiora di anno in anno con la costruzione di nuovi padiglioni. Ma la realtà è che già oggi ci sono strutture inutilizzate per mancanza di personale. Soltanto a Bologna ci sono 200 agenti in meno rispetto ai 570 previsti.

Il sovraffollamento ha dimensioni altrettanto impressionanti: 1100 detenuti contro i 480 che la Dozza potrebbe ospitare. Se tra qualche anno ci saranno più celle, verranno riempite velocemente e la situazione non cambierà.

Finchè la Legge Bossi Fini sull’immigrazione e la Legge Fini Giovanardi sulle sostanze stupefacenti saranno realtà, le carceri italiane saranno stipate di detenuti, con percentuali altissime di persone straniere o di uomini e donne con problemi di consumo di droghe. In cella, nel nostro paese, restano soprattutto i poveri e chi vive ai margini della società.

E’ su questo che il governo deve ragionare. Aspettiamo le decisioni del nuovo ministro Paola Severino.

Lucia Manassi

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