Carcere senza lavoro. Garante: “Molti suicidi si sarebbero potuti evitare”

8 apr. – In carcere come fuori il lavoro aiuta a prevenire i suicidi. A dirlo è la garante dei detenuti Desi Bruno, in occasione dell’inaugurazione della mostra OpenRAEE, con gli oggetti creati grazie al lavoro di recupero dei rifiuti elettronici, fatto dai detenuti di Bologna e Forlì.

Sono stati 32 i suicidi nella nostra regione dal 2002, 4 nel solo 2012. In Emilia Romagna solo 812 persone su 3400 in carcere lavorano e la maggior parte di loro, 587, sono alle dipendenze dell’amministrazione carceraria e si occupano dei lavori ordinari dentro al penitenziario, mansioni poco qualificanti e con contratti di durata sempre più ridotta. La prima cosa che chiedono i detenuti, spiega l’avvocato Bruno, è proprio il lavoro ma le imprese private hanno molte difficoltà ad entrare nel carcere. Per molti lavorare significa poter mantenere i contatti con la famiglia, inviando a casa un contributo economico, per tutti è l’opportunità di uscire da una cella in una situazione di sovraffollamento. A livello nazionale non va meglio: su circa 65.000 detenuti lavorano in 13.800, di cui 9.763 alle dipendenze del carcere.

Eppure il lavoro è al centro del trattamento di recupero nei regolamenti penitenziari e, conferma Armando Reho, direttore dell’ufficio trattamento del Provveditorato regionale, “l’impiego permette di abbattere la recidiva anche del 70-80%”.

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