Bologna 6 feb.- Il sindaco di Bologna Virginio Merola non ci sta ad essere il bersaglio delle proteste dei genitori dopo il caos odierno di Seribo e annuncia di aver chiesto una relazione dettagliata all’azienda che produce e consegna i pasti nelle scuole della città. Questo perchè sia data una spiegazione alle tante assenze ed, eventualmente, per tutelarsi in via legale. Merola si è anche scusato con le famiglie per i disagi che le famiglie hanno subito.
Ma Seribo con una nota ha ricostruito, dal suo punto di vista, quello che è accaduto dicendo che è stato il settore istruzione del Comune a decidere la sospensione del servizio. Ha spiegato che alle 7.45 l’azienda “ha provveduto ad avvisare il Settore Istruzione del Comune di Bologna che soltanto 17 lavoratori di produzione su 101 in organico erano riusciti a raggiungere le tre cucine di aziendali, (poi saliti a 21 nel corso della mattinata)”. Per Seribo con quell’organico “era impossibile poter garantire la normale produzione giornaliera di 17.000 pasti”. “Il Settore Istruzione del Comune – continua la nota – preso atto della situazione ha ritenuto inevitabile la sospensione del servizio e ci ha comunicato che avrebbe provveduto a dare indicazione alle scuole affinché avvisassero le famiglie per riportare i bambini a casa”. Infine l’azienda spiega che “a seguito di un successivo contatto telefonico tra SERIBO ed il Settore Istruzione del Comune si è inoltre convenuto che le cucine, nei limiti del possibile avrebbero provveduto a prestare un servizio composto da pasta olio e parmigiano, formaggio, pane e merenda, per i bambini rimasti a scuola”.
Paolo Arduini, amministratore delegato di Seribo, si scusa con i genitori per “il disservizio che non siamo riusciti ad evitare”. Il numero uno dell’azienda partecipata dal Comune sostiene che la scelta di sospendere il servizio di refezione sia stata presa dal Settore Scuola di Palazzo d’Accursio e difende i lavoratori: “In Seribo non ci sono fannulloni- dice l’ad -. Sono qui da ottobre e ho sempre visto gente che lavora. La percentuale di assenteismo non è maggiore che altrove”.
A queste parole di Seribo il Comune ha risposto con alcune precisazioni abbastanza piccate che riportiamo integralmente per far capire il tono di scontro che si è determinato tra palazzo d’Accursio e la sua azienda partecipata. “È molto grave affermare che la decisione di sospendere il servizio sia stata assunta dal Settore Istruzione – ha scritto il Comune- quando in realtà è stata comunicata da Seribo come una decisione già assunta per l’impossibilità di produrre un qualsiasi pasto sostitutivo. Del resto non competeva al Settore Istruzione valutare se quel numero di dipendenti fosse congruo per garantire un menù di emergenza. A riprova del fatto che la decisione non è stata del Settore Istruzione, vista anche l’assenza di una comunicazione formale da parte di Seribo – arrivata solo alle 10.46 – sono seguite altre telefonate ai dirigenti di Seribo prima di prendere attdefinitivamente dell’impossibilità dichiarata da parte di Seribo stessa di produrre anche solo un pasto di emergenza. Ciò che non è concepibile è che una società come Seribo non sia in grado di garantire anche in forma alternativa il servizio di refezione scolastica. Ribadiamo la necessità di sapere per quale motivo ci fossero così tante assenze dal servizio, un dato di certo non in linea con le assenze registrate dalle altre aziende del territorio”.
Questo il comunicato stampa del Comune con le parole, anche di scusa, del sindaco:
“Nella giornata di oggi anche i cittadini di Bologna hanno sofferto disagi
a causa del maltempo e in molti non hanno potuto raggiungere il posto di
lavoro, o sono arrivati in ritardo. Questi disagi non possono affatto
giustificare quanto avvenuto al servizio di refezione scolastica, a cura
della società Seribo.
Mi scuso con le famiglie per quanto avvenuto e li ringrazio per quanto
hanno fatto per sopperire ai disagi.
Ho provveduto a chiedere alla società Seribo una relazione puntuale e
dettagliata in merito ai fatti accaduti questa mattina e in particolare
alle motivazioni che hanno portato all’assenza di un numero così alto di
lavoratori, così come comunicato ufficialmente dalla stessa azienda.
Voglio pertanto individuare e accertare tutte le responsabilità di quanto
accaduto, in modo che gli eventuali responsabili siano puniti con la
necessaria severità. Valuteremo inoltre ogni possibile azione a tutela
dell’Amministrazione e delle famiglie”.
Del caso, che ha fatto inviperire i genitori più che mai sul piede di guerra, si è già interessata la Procura che ha aperto un’indagine per interruzione di pubblico servizio. L’indagine è stata aperta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, coordinatore del gruppo ‘Pubblica amministrazione’ della Procura, e sono stati delegati accertamenti ai Nas. Si verificherà quante persone sono effettivamente andate a lavorare e quante si sono assentate, ma ci si concentrerà anche sulla tempistica con cui la cosa è stata comunicata quando ci si è resi conto che il servizio non poteva più essere erogato; si accerterà infine se, vista la prevedibilità dell’evento meteorologico, si potevano trovare soluzioni alternative.
Nello scontro tra Seribo e Palazzo d’Accursio, si inseriscono anche i sindacati, contrari alla messa a bando del servizio mensa e alla chiusura della società partecipata. Michele Vannini, della Funzione pubblica Cgil, difende a spada tratta i lavoratori, sottolineando che la maggior parte degli addetti alla produzione pasti vive fuori città e che nelle ore in cui avrebbero dovuto prendere servizio la situazione della viabilità era molto compromessa. Vannini accusa Seribo di aver allontanato alcuni lavoratori che erano giunti sul luogo di lavoro, dicendo che si era deciso di sospendere il servizio.

