Bologna, 20 feb. – Le ruspe impegnate nei lavori di ripavimentazione di via Rizzoli sono dovute andare più in profondità dei 50-60 centimetri previsti. Chi si è trovato a passare accanto alle reti del cantiere ha potuto vedere che, escludendo gli scavi per i sotto servizi, in molti punti il piano di scavo supera anche gli 80-90 centimetri di profondità. “L’approfondimento è di circa una trentina di centimetri” dice il direttore dei lavori Fabio Monzali che indica nei ritrovamenti archeologici la causa.
Nulla di straordinario che possa aumentare i costi né rallentare l’iter dei lavori, spiega l’ingegnere. Fin dalla progettazione infatti era stata prevista una quota di spesa per le indagini archeologiche. “Il cantiere è costantemente monitorato da una società di archeologia” spiega Monzali, sotto la supervisione della Soprintendenza.
Il vecchio ponte romano sull’Aposa, le fondamenta delle case medievali che si affacciavano sulla vecchia via del mercato di mezzo, e poi ancora fondamenta di edifici settecenteschi: tutto è stato controllato e studiato, catalogato, e nei prossimi giorni verrà ricoperto di sabbia e ghiaia, coperto da una telo su cui poi verrà realizzato il getto di cemento che servirà da sottofondo per la posa dei basoli.
“Il materiale che abbiamo dovuto asportare è di scarsa qualità” racconta Monzali riferendosi alle macerie delle case medievali su cui nei primi del novecento è stata edificata via Rizzoli. In particolare, a creare problemi, è la malta con la quale venivano tenuti insieme i mattoni nel medioevo: un impasto con molto gesso, “un materiale igroscopico (che tende ad assorbire l’acqua, ndr) difficile da comprimere”. Proprio quel materiale di scarsa qualità può essere alla base della instabilità dei vecchi basoli.
In vista di lunedì 23 febbraio, quando inizierà una nuova fase del cantiere con le ruspe che incominceranno a sollevare i basoli di via Ugo Bassi (nel tratto compreso tra via della Zecca e via Indipendenza), il messaggio di Monzali ai bolognesi è: “Il centro è aperto, è accessibile”.



