5 sett. – Ad AngoloB abbiamo parlato di cannabis terapeutica. Autorizzata con una legge nazionale nel 2007 grazie al lavoro dell’allora ministro Livia Turco, a distanza di 7 anni il diritto alla cura non è ancora garantito in Emilia-Romagna.
“Può succedere che le Ausl locali dicano di no ai pazienti che ne fanno richiesta“, racconta Fabrizio Starace, direttore del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell’Ausl di Modena. “A noi si rivolgono persone che non riescono ad accedere alla cannabis terapeutica. Alcuni sono costretti ad affidarsi al mercato nero“, spiega Arcangelo Macedonio dei Radicali Bologna.
A cosa serve la cannabis terapeutica? A superare l’inappetenza, la nausea e il vomito causati dalla chemioterapia o da farmaci anti reumatici, per alleviare gli spasmi causati dalla sclerosi multipla e da altre patologie che richiedono antidolorifici in dosi massiccie (come il cortisone).
In realtà in Regione c’è una legge per regolamentare la questione e permettere ai malati di accedere alle cure di cui hanno bisogno. Purtroppo la legge è ferma da due anni. “Entro fine 2013 la faremo passare“, dice il consigliere regionale Franco Grillini che con Liana Barbati e Franco Mandini dell’Idv ha presentato ai tempi il provvedimento. Per assicurarsi l’approvazione della legge, spiegano i radicali, prima della fine dell’anno ci sarà un nuovo presidio sotto la Regione.
Andrea Trisciuoglio è un attivista radicale e malato di sclerosi multipla dal 2006. Ha fondato il Cannabis social club, “associazione no profit che per la prepotente urgenza dei malati promuove l’uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l’approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla, cancro e tantissime altre”. Lo abbiamo intervistato.


