Luci e ombre sull’istruttoria sul welfare

21 sett. – Un “nuovo Rinascimento” per Bologna? Nonostante le ottimistiche parole pronunciate in mattinata del Commissario Anna Maria Cancellieri, l’istruttoria sul welfare cittadino si chiude nella sua prima giornata e già emergono i primi motivi di malcontento. Dopo la mattinata dedica alle voci politiche e istituzionali, nel pomeriggio è stato il turno delle tante associazioni che sotto le Due Torri si occupano di welfare.

A cominciare da Paolo Klun, dell’Associazione Piazza Grande e dal 2009 presidente della Consulta comunale per la lotta all’esclusione sociale di Bologna. “L’istruttoria è sicuramente importante ma c’è il rischio di mischiare tante problematiche”. E chi decide, si chiede Klun? “Casomai sono decisioni già prese, per cui domani c’è l’aumento delle rette dei nidi ad esempio, poi l’aumento dei bus, e tutto senza un percorso per capire davvero assieme quali siano le priorità reali”. Purtroppo, prosegue Klun, fino ad ora “nessuno è stato ascoltato“.

Stesso discorso quello di Giovanna Guerriero, Presidente della Consulta handicap del Comune di Bologna, una consulta con decine di associazione rappresentate. “Vorremmo sederci davvero ad un tavolo con i tecnici del comune e gli esperti del settore perché quest’istruttoria non basta così com’è. D’altronde – aggiunge Guerriero – abbiamo già presentato con la Giunta Delbono centinaia di pagine con le nostre segnalazioni e considerazioni. L’istruttoria, almeno per noi, doveva partire da lì e andare avanti”.

E visto che le difficoltà economiche ci sono e sono reali, c’è anche chi propone di aumentare tariffe e canoni. E’ il caso del Presidente dell’Acer Enrico Rizzo che ha proposto, fatta salva la fascia protetta destinata a famiglie con particolari problematiche, di prendere in considerazione un’aumento dei canoni degli appartamenti pubblici gestiti dall’Acer. “Le case in fascia protetta sono solo 1300 su 12mila. Per tutti gli altri bisogna capire se sia il caso di lasciarli con un canone medio di 112 euro al mese. A Bologna con quei soldi non si paga neanche un garage”.

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