12 lug. – Un fenomeno così diffuso da spingere la questura di Bologna a inviare una segnalazione al Ministero dell’Interno. Da tempo alcuni cittadini albanesi starebbero entrando in Italia anche se inseguiti da un’ordinanza di custodia cautelare o da un ordine di carcerazione. Il tutto avvalendosi di un diritto concesso a tutti gli albanesi: la possibilità di cambiare fino a tre volte il proprio nome. E allora ecco che Dorian, accusato di spaccio, poteva entrare tranquillamente in Italia presentandosi come Dritan. Oppure Marcaj, già condannato al carcere per furto aggravato, si presentava al confine come un turista di nome Spiro.
Ad accorgersi del trucco un agente dell’aeropoto Marconi di Bologna che, insospettito da un viaggiatore albanese che parlava perfettamente l’italiano anche se sul suo passaporto risultavano solo brevissimi soggiorni, ha controllato sul terminale inserendo solo cognome e data di nascita. Da lì la scoperta di un secondo nominativo. Non il semplice turista ma un uomo con numerosi precedenti. A quel punto l’albanese si è tradito cascando nel tranello del poliziotto: si è girato quando ha sentito chiamare il nome uscito dal controllo.
In una settimana di verifiche da parte delle forze dell’ordine sono stati sei i casi simili venuti alla luce. Due arrestati e quattro i respinti.

