“Un attacco hacker“, questa la motivazione che Ikea ha dato per la chiusura della pagina internet del “manifesto del cambiamento“, invasa da mercoledì scorso da commenti di protesta contro il comportamento della multinazionale dell’arredamento di fronte alle proteste di Piacenza. Partita con il consiglio “non sfruttare i lavoratori” si è diffondendo a macchia d’olio sui social network, monopolizzando l’hashtag #spazioalcambiamento su twitter.
“Questo sito ha subito un attacco informatico da parte di hacker. Siamo perciò costretti a oscurare queste pagine per tutelare la privacy di tutte le persone che avevano lasciato la loro idea sul cambiamento”, è l’unica frase che appare ora sul sito. Molto probabilmente la multinazionale, in difficoltà nel gestire l’azione comunicativa, ha scelto di eliminare il problema alla radice. Difficilmente i messaggi di appoggio ai picchetti di Piacenza potrebbero essere considerati un’infiltrazione hacker pericolosa per i frequentatori del portale.
Le proteste sono iniziate per il rifiuto del consorzio Cgs, che lavora per Ikea, di reintegrare 12 operai iscritti al sindacato SinCobas che avevano contestato le disparità di trattamento tra gli operai. Dopo i blocchi del magazzino, durante i quali la polizia è intervenuta duramente, Ikea ha deciso di avviare la procedura di cassaintegrazione per 107 dei suoi lavoratori. Una procedura temporanea, precisa la multinazionale che venerdì 9 novembre incontrerà i sindacati confederali, sindacati di base esclusi.

