20 giu. – “Notizie false e inventate” che avrebbero generato un “massacro mediatico” di cui la vittima sarebbe proprio lui, Beppe Signori. Questa la verità del ex bomber rossoblu che oggi ha incontrato la stampa affiancato dagli avvocati Silvio Caroli e Paco D’Onofrio. “Non ho mai ricevuto nè dato assegni o soldi in contanti. Questo posso dirlo con la massima tranquillità” dice l’ex giocatore finito nell’inchiesta della Procura di Cremona sul calcio scommesse e per 15 giorni rimasto agli arresti domiciliari nella sua casa di Bologna. E’ un Signori teso e amareggiato quello che incontra la stampa. “30 anni di carriera spazzati via“, ha ripetuto l’ex bomber: “Se sono colpevole pagherò, ma se non sono colpevole qualcuno me li dovrà restituire“.
Signori ricostruiscela sua verità a partire dal fatidico incontro del 15 marzo scorso nell’ufficio dei suoi due commercialisti a Bologna, con Erodiani e Bellavista. “E’ lì che nasce tutto- afferma Signori- ho ascoltato la loro proposta e ho scritto, forse ingenuamente, le condizioni su un foglio di carta perché volevo capire dove si volesse arrivare. Se io servivo come garante per avvicinare con dei soldi qualche giocatore di serie A”.
Signori ribadisce di aver rifiutato quella proposta e precisa che è stata la prima e l’ultima volta che ha visto quelle persone”.
Non ci sta l’ex calciatore ad essere dipinto come il “capo dei capi” del gruppo che avrebbe aggiustato le partite per scommesse illegali. Signori si difende ricordando che nelle 9mila pagine degli atti d’accusa sono elencate 50mila intercettazioni telefoniche: “Non ce n’è una sul mio telefono. Sono finito in questa vicenda spiacevole solo per una serata, per un incontro durato in tutto un’ora e quaranta“.

