8 giu. – “Io uno scommettitore? Non è vero, avrò giocato al massimo una volta 300/400 euro, in tabaccheria“. Ha negato tutto Beppe Signori durante l’interrogatorio in procura a Cremona davanti al Gip Guido Salvini. L’ex bomber doveva convincere il giudice che lui non è il “leader indiscusso” dei bolognesi, uno dei gruppi della ‘cricca’ del pallone che manipolava le partite di B e Lega Pro e tentava di condizionare anche quelle di A. Soprattutto, ha aggiunto il suo avvocato Silvio Caroli al termine dell’interrogatorio, quando gli fu proposto di finanziare la combine di Inter-Lecce “da lui venne immediatamente un secco no”. Secondo il legale dell’ex capitano rossoblu nell’interrogatorio si sarebbe parlato quasi esclusivamente dell’incontro del 15 marzo nello studio dei commercialisti di Signori in cui l’ex calciatore era stato invitato per conoscere delle persone. All’incontro aveva trovato il calciatore Antonio Bellavista e il titolare di agenzie di scommesse Massimo Erodiani. I due avrebbero proposto all’ex bomber di Lazio e Bologna di finanziare un affare, cioé, per l’appunto, la combine di Inter-Lecce. “Da Signori venne immediatamente un secco no” ha detto Caroli e, in quell’incontro, non si sarebbero fatti i nomi di giocatori “perché – ha aggiunto l’avvocato – non si sapeva se ce ne sarebbero stati di addomesticabili“. Il legale ha detto che già domani presenterà istanza di revoca degli arresti domiciliari.
Le parole e le spiegazioni fornite da Signori non hanno soddisfatto però gli inquirenti, sempre più convinti dopo gli interrogatori dei due commercialisti Giannone e Bruni (i titolari dello studio dove secondo l’accusa avvenivano le riunioni per preparare le combine) che sia proprio attorno a Beppe che ruotava il giro bolognese. Ad aggravare ulteriormente la posizione dell’ex goleador c’é poi il foglio con le ‘condizioni’ per le scommesse trovato a casa sua, un elenco chiaro di quanto chiedono gli scommettitori di Singapore con cui pare l’ex bomber tenesse i rapporti, per accettare le scommesse dei bolognesi. Quando il giudice glielo ha mostrato, Signori non ha potuto negare l’evidenza, e cioé che era stato proprio lui a scriverlo. “Ma era un promemoria – si é giustificato – che mi ha dettato Bellavista“.

