Bologna, 21 mar. – Era il 16 ottobre quando un gruppo di attivisti dell’aula occupata di via Zamboni 38, a Bologna, cacciò due auto dei Carabinieri a forza di calci, pugni e bottigliate sui mezzi. Oggi i responsabili di quell’episodio sono stati individuati e denunciati. Quattro di loro, tutti esponenti del Cua, sono tra i 12 che il 6 marzo hanno ricevuto il divieto di dimora per gli scontri in piazza Verdi del maggio scorso. Gli altri cinque sono tra i 19 e i 28 anni, due sono bolognesi.
I fatti, racconta l’agenzia Dire utilizzando fonti investigative, accadono verso le 22 del 16 ottobre 2013, quando un’auto dei Carabinieri, in zona universitaria, nota tre ragazzi, di cui due con le mascherine bianche di Anonymous, che scrivono slogan no Tav sui muri. I due Carabinieri, un uomo e una donna, si avvicinano e i tre fanno per scappare, rifugiandosi al civico 38 di via Zamboni, dove è in corso una festa. I due militari, che nel frattempo hanno chiamato i rinforzi, chiedono ai ragazzi che stazionano fuori di invitare i ragazzi con le maschere a uscire. “Adesso le vedrete le maschere”, è la risposta. I due Carabinieri decidono di tornare in auto, probabilmente intuendo che la situazione si sta surriscaldando e nel mentre vengono raggiunti da un’altra pattuglia. Ma subito vengono attorniati da diverse decine di attivisti che cominciano a tirare calci, pugni e qualche bottigliata sulle auto, urlando “via, via la Polizia”. A fatica, in retromarcia, i due mezzi riescono ad allontanarsi: i quattro Carabinieri non reagiscono alle provocazioni, solo la giovane militare riesce a recuperare il suo cappello che le era stato sottratto.
Uno dei Carabinieri ha filmato tutto col proprio cellulare, video fondamentale per le identificazioni. I nove sono stati denunciati per oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale, minacce e danneggiamento. Si complimenta coi Carabinieri il procuratore aggiunto Valter Giovannini: “E’ un’ulteriore prova che a Bologna non esistono zone sottratte alla legalità”
La versione del Collettivo universitario autonomo. Il Cua, in un comunicato, parla di “distorsione completa dei fatti” e di giusta “rabbia studentesca”. “Quel giorno – recita un comunicato del collettivo – dopo una partecipatissima assemblea in via Zamboni 38 che lanciava la due giorni nazionale di Roma del 18-19 ottobre contro le politiche di austerità uscì dalla Scuola di Lettere un partecipato corteo che facendo il giro della Zona Universitaria stava ritornando al 38. Alcuni studenti e studentesse erano poco più avanti, precedendo il corteo, e stavano entrando dentro la facoltà. In quel momento arriva la volante dei carabinieri che credendo di trovarsi di fronte ad un pugno di pericolosi writers prima esita vedendo gli studenti entrare al 38 e poi inchioda di fronte alla scuola presentandosi all’ingresso e chiedendo a chi era lì che i malfattori si consegnassero all’autorità. Mentre veniva spiegato lo sbaglio agli agenti arriva il corteo che immediatamente chiede a gran voce l’allontanamento dei carabinieri. E’ lì che i carabinieri rientrati in macchina con una manovra avventata spinti dal nervosismo di non aver saputo gestire una situazione tranquillissima hanno inserito la retro e investito alcuni studenti (ebbene si!) provando poi a scappare a tutta velocità. E’ stato solo allora che la situazione si è scaldata e i carabinieri allontanati definitivamente da via Zamboni. Ecco com’è andata quella sera. Noi continueremo a costruire un modo di vivere la Zona Universitaria differente e non saranno certo questi tentativi di criminalizzazione a fermare le nostre idee”.

