
Beppe Grillo durante il suo ultimo comizio a Bologna
Bologna, 28 mag. – “Vedo nero”, aveva detto a caldo il giorno dopo i risultati elettorali. Oggi per Massimo Bugani è invece il giorno dell’analisi, e dell’autocritica. Ma con un’avvertenza. ”Consiglio a tutti di lavorare – dice il consigliere comunale a 5 Stelle di Bologna – e a chi si vuole cimentare in questa ricerca di motivazioni, consiglio di partire proprio dall’autocritica, cioè dalla critica dei propri errori. Io per primo devo farlo. Ma chi dice che Grillo ha sbagliato non fa autocritica, quello si chiama scaricabarile“. E il riferimento è al sindaco di Parma Pizzarotti, “ma anche a tutti gli altri”.
Tramortito, annichilito, di sasso. Bugani usa tutti i termini possibili per raccontare lo stato di chi ha seguito la campagna elettorale dei 5 Stelle in tutta Italia, e ha trovato “piazze strapiene di gente, con un calore e un entusiasmo molto superiore rispetto alle politiche del 2013″. Per questo non esita ad appropriarsi di un’espressione antica, usata da Nenni dopo la sconfitta – per alcuni sorprendente – delle sinistre nel ’48: “La sensazione è simile a quella del Pci quando si diceva piazze piene, urne vuote“.
Perché il calo? Per il pentastellato i motivi sono diversi. “Una parte dei 9 milioni di voti delle politiche li abbiamo presi da chi voleva dare un colpo al Pd e al sistema, ma poi avrebbe voluto un’unione tra noi e i democratici. Quando hanno visto la nostra intransigenza se ne sono andati”. E ancora: “Chi vedeva in noi la parte buona del Pd quando ha capito che di accordi non ce ne sarebbero stati si è sentito di aver buttato via un voto. Spero che presto si rendano conto che il voto buttato è quello dato a Renzi”. Secondo motivo: “Ho sottovalutato le tv e i giornali pensando non avessero più grande presa, invece sono ancora forti e ci hanno attaccato pesantemente assieme a Pd e Pdl. Molti giornalisti si sono comportati da tifosi e hanno parlato per settimane di Grillo-Hitler, Grillo-assassino”.
Terzo motivo la capacità comunicativa di Renzi, “le cui promesse mi sembravano ridicole. Non immaginavo che gli italiani gli avrebbero creduto. Se per vincere delle elezioni devo però raccontare cose che non posso mantenere, allora preferisco perdere invece che regalare 80 euro al 22 maggio, chi l’ha fatto ha stravinto le elezioni, obiettivo raggiunto. Io però non lo farei mai“. Come non punterebbe mai sulla personalizzazione del voto, salvo quella attorno a Grillo. “I suoi toni sono quelli che ci hanno portato ogni successo, e i fuoriusciti mostrano di non riuscire a raccogliere nemmeno i voti dei parenti”. ”E’ vero – conclude Bugani -che se avessimo candidato Di Battista, Di Maio e la Taverna forse la personalizzazione ci avrebbe consentito di superare il 25% delle politiche. Può darsi, ma noi vogliamo dare un’idea diversa di politica che punta sulle idee e non sui personaggi”.


